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Sorpresa tra gli astri: la Stella Polare brilla di più

articolo di Giovanelli Yuri

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Nel Giulio Cesare di William Shakespeare, Cesare dichiara di essere costante come la Stella del Nord. Molti poeti e scrittori hanno parlato della Stella Polare in questi termini, ma erano all'oscuro della sua variabilità.

Scrutando con maggior precisione l'astro del Polo Nord Celeste al quale si sono aggrappati i navigatori nei secoli, ora alcuni astronomi hanno rilevato anomalie e cambiamenti che hanno sorpreso. Negli ultimi cinquant'anni è diventata il 10% più luminosa rispetto ai decenni precedenti. Si è scoperto che nell'Ottocento la sua luminosità era del 20% inferiore ad oggi e, risalendo indietro nel tempo, si è visto che nel 1500 appariva ancora più debole. Usando la scala delle magnitudini ideata da Ipparco di Nicea nel 120 a.C. (costituita da sei valori, in cui 1 corrispondeva alla stella più luminosa del cielo) Tolomeo, capace di percepire nelle stelle persino un'armonia musicale, la definiva di terza magnitudine. Ora invece è di seconda magnitudine: più il valore diminuisce, più luminosa è la stella. In conclusione, secondo i nuovi calcoli oggi la Stella Polare sarebbe due volte e mezzo più brillante rispetto a come la vedeva Giulio Cesare, 2000 anni fa.

Le novità non sono soltanto queste. Si è scoperto anche che l'astro è più vicino alla Terra di quanto finora si pensasse. Comunemente era ritenuta distante 430 anni luce, invece misure più recenti dimostrano che si trova a "soli" 310 anni luce. Già da tempo è noto che la Stella Polare appartiene alla famiglia delle Cefeidi, celebri nel firmamento proprio per la loro vita regolare: sono "candele di riferimento" preziose per misurare le distanze cosmiche. La loro luce brilla con un ritmo esatto, una pulsazione con un massimo ed un minimo che per la Polare è di circa quattro giorni. Anche qui si è colta un'anomalia: questo periodo si sta allungando di circa 8 secondi l'anno. Dunque le teorie che spiegano il comportamento dell'astro dei naviganti devono essere riviste mentre la sua fama di inalterabile costanza risulta intaccata.

Le discussioni sono limitate alla luce mentre per il momento la sua posizione rimane inalterata, ma non sarà sempre così. Attualmente la stella del Nord è a dell'Orsa Minore, ma a causa di un movimento dell'asse terrestre che traccia un cerchio nel cielo (precessione), essa si sposterà. Nel 6000 a.C. circa la Polare era la stella i (iota) della costellazione del Dragone, nel 3000 a.C. era Thuban della stessa costellazione. Ai tempi della Grecia Classica appariva Kochab dell'Orsa Minore, mentre fra 12.000 anni sarà la stella Vega della Lira. Poiché il cerchio si chiude, i nostri discendenti, fra 26 mila anni, torneranno a navigare guardando di nuovo la nostra Stella Polare.


 
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 14, anno 2005)

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