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Il calendario gregoriano

articolo di Veltri Mario

Noi contiamo il tempo attraverso un sistema che deriva dal Calendario Giuliano, introdotto da Giulio Cesare, su consiglio dell’astronomo Sosigene, nel 45 a.C. In questo sistema l’anno tropico viene fissato in 365 giorni e un quarto (365,25 giorni) e prende il nome di anno giuliano. Siccome ai fini civili l’anno deve contenere un numero intero di giorni, la frazione 0,25 (06 ore) viene recuperata facendo un anno di 366 giorni, detto anno bisestile, ogni quattro anni.

Da un punto di vista astronomico però, l’anno tropico, detto anche anno delle stagioni, è il periodo di tempo che intercorre tra due passaggi consecutivi del Sole all’equinozio di primavera. Se l’equinozio fosse un punto fisso dell’eclittica o se si spostasse su di essa con moto uniforme, l’anno tropico sarebbe costante. Siccome cosi non è, a causa dell’effetto della nutazione, occorre considerare come anno tropico la media di un grande numero del suddetto periodo di tempo. La lunghezza dell’anno tropico cosi determinata risulta di 365,24219879 giorni, che viene arrotondata a 365,2422, ossia 365 giorni, 05 ore, 48 minuti, 46 secondi. La differenza di 11 minuti e 14 secondi rispetto all’anno giuliano (365 g 06h), procurò, fino al XVI secolo, uno spostamento di dieci giorni, per cui l’equinozio di primavera veniva a cadere l’undici marzo.

Papa Gregorio XIII, su suggerimento dell’astronomo calabrese Luigi Giglio (Lilius), introdusse una riforma basata su due punti: 1) soppressione di dieci giorni dal calendario passando da giovedì 4 ottobre a venerdì 15 ottobre 1582; 2) soppressione di tre bisestili ogni quattro secoli. Risultano cosi bisestili tutti gli anni divisibili per 4, eccettuati gli anni secolari, i quali restano bisestili soltanto se il numero dei secoli è divisibile per 4.

Mentre il Calendario Giuliano aveva 100 bisestili in 400 anni, il Calendario Gregoriano, come venne chiamato dal nome del Papa che introdusse le modifiche, ne ha 97, per cui la lunghezza dell’anno gregoriano risulta di 365 giorni più 97/400 di giorno, ossia 365,2425 (365 giorni, 05 ore, 49 minuti, 12 secondi), più lungo di soli 26 secondi rispetto all’anno tropico. Occorrono circa 3000 anni perché questi 26 secondi producano un giorno di spostamento nel nostro calendario.

Per concludere possiamo dire che il Calendario Gregoriano oltre ai predetti 26 secondi, non è privo di altri inconvenienti, per cui di tanto in tanto vengono proposte ulteriori riforme. I principali inconvenienti sono:

  • inizio dell’anno non coincidente con il solstizio d’inverno;

  • mutamento, nei diversi anni, del nome del giorno corrispondente ad una medesima data;

  • mobilità della Pasqua e di altre feste religiose,

  • mesi, trimestri e semestri di diversa durata;

  • nomi illogici degli ultimi quattro mesi.

Per eliminare questi inconvenienti occorrerebbe studiare un calendario perpetuo da adottare universalmente. Ciò, anche da un punto di vista teorico, non risulta possibile.


 
 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 7, anno 2002)

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