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Ricordando Margherita

articolo di Rinaldo Carlo

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Sentiamo tutti la mancanza di Margherita Hack, tutti e non soltanto gli appassionati di astronomia. Margherita è stata una donna eccezionale, la "signora delle stelle" nel suo campo, ma anche una forte voce in tante questioni di interesse generale.

Scienziata di valore, non ha mai fatto pesare la sua posizione, instaurando sempre rapporti cordiali con chi la avvicinava e parlando del suo lavoro con innata modestia: "Non sono stata un Einstein. Non ho fatto grandi scoperte, ho portato un contributo al progresso della scienza". I suoi libri sono andati a ruba, specialmente saggi divulgativi, libri autobiografici e di opinione. Scriveva sempre in prima persona, non ho mai trovato la famosa frase "l'autore di questo libro" usata da tanti suoi colleghi. Suscitava simpatia soltanto a sentirla parlare col suo accento toscano, con parole come "dugento", "bischerate", "grullo", accento mantenuto fino alla fine nonostante avesse trascorso a Trieste gli ultimi cinquant'anni.

Era nata a Firenze, vicino a Campo di Marte, e il suo cognome non gli veniva da antenati inglesi, come avevo sempre pensato, ma dal nonno svizzero, trasferitosi in Italia a fare il pasticcere. Figlia unica, ricevette dai genitori un'educazione anticonvenzionale e tollerante verso le diversità di religione, razza, sesso; seguendo il loro stile di vita, fu sempre vegetariana. Nell'autobiografia associa il suo nome a "un fiore semplice e bello, un fiore comune, anzi popolare", che fiorisce a giugno, il mese della sua nascita. L'anno di nascita, 1922, lo associa invece all'inizio della dittatura fascista. Margherita fu fascista, come tutti noi del resto, più o meno volontariamente, per una ventina d'anni, partecipando anche con successo ai Giochi della Gioventù, salto in lungo e salto in alto. Ma la promulgazione delle leggi razziali la spinsero a manifestare alle compagne di scuola la sua avversione a una barbarie di quel tipo: risultato, sette in condotta e sospensione di venti giorni. Da allora è sempre stata di sinistra.

A 22 anni sposò Aldo De Rosa, che l'accompagnò e la sostenne in tutta la sua carriera e al quale è rimasta unita fino alla fine. Nel '44 eravamo ancora in guerra, e lei racconta che si sposarono indossando entrambi un cappotto rivoltato e calzando scarpe con i famosi "ferretti", piccoli archi di ferro inchiodati sulla punta e sul tacco per consumare meno la suola di cuoio. I due erano piuttosto diversi, lui cattolico, fascista e studente di lettere, lei atea, antifascista e studentessa di fisica. Una volta disse scherzosamente "si leticava sempre… non mi ricordo com'è che ci siamo sposati". In realtà è stata un'unione piena e sentita, anche se non completata da figli, non voluti da Margherita perché "non mi sentivo adatta".

A Firenze si era laureata in fisica "mentre i tedeschi facevano saltare i ponti sull'Arno" e lì iniziò la sua carriera, all'Osservatorio astrofisico di Arcetri, vicino alla villa dove era morto Galileo agli arresti domiciliari. Ironicamente racconta di quando fu bocciata al concorso per aiuto astronomo, in quanto non seppe rispondere alla domanda "Perché la Luna volge sempre la stessa faccia alla Terra?" cosa che ormai sanno anche alla scuola materna. Margherita racconta che, non avendoci mai pensato, tirò a indovinare e sbagliò. Comunque in seguito ebbe vari incarichi in giro per il mondo: all'Istituto di Astrofisica di Parigi, all'Osservatorio di Merate, al Centro di Fisica Solare di Utrecht in Olanda, all'Università di Berkeley in California. Qui si dedicò allo studio di stelle dalle caratteristiche insolite, e insieme allo scienziato Otto Struve, di origini russe, scrisse un trattato di spettroscopia, ancora oggi un testo fondamentale in astrofisica.

Nei primi anni sessanta immaginò un modello teorico, basato sulla radiazione ultravioletta, per spiegare le anomalie della stella epsilon Aurigae: allora mancavano strumenti per confermare la sua teoria, ma questo avvenne nel 1978 con le osservazioni del satellite IUE-International Ultraviolet Explorer. Vinse infine il concorso per la cattedra di Astronomia dell'Università di Trieste, venendo anche nominata Direttore dell'Osservatorio Astronomico, al quale impresse un nuovo indirizzo, dando molto spazio ai giovani.

Margherita ha avuto molteplici contatti con le Marche. Il primo nel 1961, in occasione dell'eclisse totale di Sole. Ancona era nella fascia di maggior durata e al Belvedere del Conero si radunarono astronomi provenienti da varie parti d'Italia e d'Europa. La Hack si dedicò alla fotografia della corona solare con un telescopio appositamente impiantato, del quale sono ancora visibili i resti in muratura del basamento. Ecco le sue parole: "Ricordo come m'incantò il luogo, il panorama, il bosco rado di pini e ulivi, e ricordo bene anche il freddo che soffrimmo nell'albergo non riscaldato!"

Un altro ricordo del Festival Lunaria di Recanati nel 2002: "Ero stata chiamata per il mio libro "Storia dell'astronomia", continuazione del lavoro di un giovane Giacomo Leopardi. Ricordo che la mia compaesana Gianna Nannini mi chiamò sul palco, fu molto divertente." Sempre su Giacomo Leopardi: "… forse pochi sanno che il poeta di Recanati quando aveva solo 15 anni scrisse una storia dell' astronomia che, per la sua correttezza, potrebbe essere onorevolmente firmata da un astronomo. Inoltre, e aveva sacrosanta ragione, Leopardi si scagliava contro le bestialità degli astrologi e contro coloro che ci credevano. Sono rimasta stupita dall'attenzione dedicata all'astrologia dai giornali e dalla televisione. Mi è sembrato un rimbambimento collettivo."

In seguito ha tenuto diverse conferenze ed incontri, due volte a Castelbellino di cui è cittadina onoraria, due volte ad Ancona, a Palazzo Bottoni e al Teatro sperimentale, nell'agosto 2011 l'ultima presenza al festival Popsophia di Civitanova Marche. Dopo il pensionamento ha continuato la sua attività di divulgazione e il suo impegno in politica, esprimendo sempre a voce alta le sue convinzioni sui diversi aspetti della vita moderna. Ricorrente il suo richiamo alla fraternità, ricordandoci che "siamo tutti figli delle stelle".

Addio Margherita, grazie per essere stata con noi.


 
 
 

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 40, anno 2014)

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