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Astrofili jesini del secolo XVII

articolo di Morroni Massimo

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Le principali fonti che ci parlano di cittadini jesini dediti all'astronomia, vissuti nel secolo XVII, sono essenzialmente tre. La più antica consiste nei celebri Picenorum Mathematicorum Elogia, pubblicati a Macerata nel 1779 da Giuseppe Santini di Staffolo (1735-1790). Fu anch'egli matematico, soprattutto nel settore della geometria descrittiva, per la quale si ricorda lo scritto Delle sezioni coniche. Di pochi anni posteriori data l'altrettanto nota Biblioteca Picena o sia Notizie istoriche delle opere e degli scrittori Piceni, di Filippo Vecchietti (1735-1798) e Tommaso Moro (coevo), stampata ad Osimo tra il 1790 ed il 1796, e purtroppo interrottasi alla lettera L. La terza fonte è rappresentata dal volume di Alcibiade Moretti intitolato Memorie degli illustri jesini, uscita a Jesi nel 1870, presso la tipografia Polidori, in occasione della festa nazionale celebrata in quell'anno. Dalle suddette fonti apprendiamo che Jesi dette i natali a tre astronomi nel Seicento: Bonaventura, Piersimone Migliorati e Paolo Castelli.

Di Bonaventura sappiamo che fu monaco camaldolese, abate di Santa Caterina di Cremona, e che ricorre negli annali del suo ordine (Annales Camaldulenses, t. VIII, p. 252 s.). Scrisse e pubblicò a Venezia ("apud Hieronymum et Paullum Baglionios") un volume intitolato Pronostico, ouero breve discorso intorno alla Cometa nuovamente apparsa il mese di Decembre 1618 (oggi se ne trovano copie almeno nella Biblioteca Universitaria di Padova, nella Marciana di Venezia e nella Bertoliana di Vicenza). Questo titolo, che appare anche negli Annales, nello scritto del Moretti cambia in Il Prometeo e la data in 1648, ma la giusta è 1618, come si può verificare dal Catalog of cometary orbits (1983) di B. G. Marsden, dove non sono segnalate comete fino al 1652. Tra l'altro nel 1618 si verificarono i passaggi di due comete, una con il perielio al 17 agosto, l'altra all'8 novembre, quindi il "novamente" rispecchia l'opinione errata che la seconda apparizione si riferisse alla stessa cometa della prima apparizione. Tra l'altro, le comete del 1618 sono quelle che portarono Galileo a scrivere il Saggiatore, in polemica col padre Grassi.

E passiamo a Piersimone Migliorati, al quale, fino a poco tempo fa, era intitolato l'osservatorio astronomico di Jesi, oggi intestato a Giancarlo Braconi. Visse nella seconda metà del sec. XVII. Apparteneva all'ordine dei Carmelitani dell'Antica Osservanza, o Carmelitani calzati. Fu fatto prefetto provinciale dell'Emilia e del Piceno da papa Clemente X. Coltivò la matematica e l'astronomia e fu socio dell'Accademia di Ravenna. Altri ragguagli su di lui non si hanno. Resta invece notizia di due manoscritti e di tre ipotesi proposte alla suddetta Accademia. La prima riguarda il fatto che Venere possa avere eclissi ("Venerem pati eclypsim"). Potrebbe trattarsi dei transiti del pianeta sul Sole: in quel secolo se ne ebbero due: il 7 dicembre 1631 ed il 4 dicembre 1639. La seconda ipotesi tratta della vicinanza di Mercurio al Sole ("Mercurium parum a Sole divertere"). La terza, abbastanza strana, ma di stranezze era pieno quel periodo, tratta di Marte che, "allorché è in faccia al Sole, sembra avere maggior volume e maggior parallasse del Sole medesimo" ("Martem Soli oppositum majoris voluminis apparere, majoremque, quam Sol, pati parallaxim"). Inoltre viene attribuita allo stesso Migliorati l'opinione che la volta celeste non fosse di materia solida, ma fluida, cosa che doveva apparire ardita e in odore di eresia.

Il terzo astronomo jesino è Paolo Castelli, vissuto tra il 1644 ed il 1707, figlio di Giovanni Battista di Belvedere Ostrense. Studiò lettere, matematica ed astronomia, ed ebbe come maestro lo stesso Migliorati. Fu anch'egli insegnante in diverse scuole della provincia, tra cui Montenovo (oggi Ostra Vetere), ai cui abitanti lasciò un poemetto "de nobilissimis Montis Novi civibus". Fu poi pievano di Belvedere Ostrense fino alla morte. Nel 1700 stampò a Venezia Il giorno Pasquale rettamente assegnato nel Calendario Gregoriano sì nel secolo decorso 1600 sì nel presente 1700, sì nell'altro avvenire, difeso contra l'impugnazione de' Moderni (copie nelle biblioteche comunali di Jesi ed Ostra Vetere e altrove). Siccome questo scritto venne criticato, ne stampò ad Ancona nel 1703 una Replica ad una risposta stampata in Firenze contro la difesa del giorno Pasquale (copie a Jesi e alle Nazionali), seguita da una Nuova Replica ad una seconda Risposta, stampata in Firenze contro la difesa del giorno Pasquale, già divolgata da Paolo Castelli Pievano di Belvedere (copie a Jesi ed al Seminario di Padova), uscita nel 1707 a Fano. Sicuramente anteriore, ma senza data, è Il Valletto d'Urania. Astrologiche Frascherie per l'anno di nostra salute 1686, uscito a Macerata in quattro volumi sotto lo pseudonimo di Laupo Castellio, forse il quarto di una serie di lunari. Per inciso, il termine "frascheria", oggi di basso uso, significa "cosa frivola, sciocca". Nei suoi scritti, il Castelli difende evidentemente la riforma gregoriana del calendario nelle polemiche che duravano ancora ai suoi giorni. Altri suoi manoscritti sono andati perduti.


 
 
 

 
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 40, anno 2014)

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