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L'Ariete, il segno della Resurrezione

articolo di Santinelli Alessio

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Sorge ai mortali per diverse foci
la lucerna del mondo; ma da quella
che quattro cerchi giunge con tre croci,
con miglior corso e con miglior stella
esce congiunta, e la mondana cera
più a suo modo tempera e suggella.

Con queste parole Dante (Divina Commedia, Paradiso, I, 37-42) descrive come il Sole, "la lucerna del mondo", all'equinozio di primavera "quattro cerchi giunge con tre croci", unisce cioè i quattro cerchi formati dall'equatore, dall'eclittica, dal coluro o meridiano equinoziale e dall'orizzonte. La costellazione dell'Ariete è quella "miglior stella" con cui il Sole sorge, che plasma e imprime nuovamente potenza vitale al mondo in un momento in cui, passato il gelo invernale, ci si accinge alla stagione mite primaverile. L'Ariete infatti, visibile nel cielo autunnale, è l'asterismo con cui sorgeva il Sole all'equinozio di primavera fino a circa 2000 anni fa. A causa della precessione degli equinozi, nella nostra epoca il Sole il 21 marzo sorge con la successiva costellazione dei Pesci, venendo a causare un grande scompenso in campo astrologico. Questo mutamento nell'ordine delle costellazioni non venne registrato subito nell'antichità e mancò una rielaborazione delle figure celesti in modo da adeguarle alla loro reale posizione nel cielo, per cui al posto dell'Ariete si trovò e si trova ancora la costellazione dei Pesci, al posto del Toro quella dell'Ariete e così via per tutte e 12 le costellazioni attraversate dall'eclittica. Soltanto Claudio Tolomeo (100-175 d.C.) nel suo Tetrabiblos affrontò il problema considerando i segni zodiacali pure entità astratte che esprimevano un modello matematico; in tal modo diventava indifferente da un punto di vista astronomico quale costellazione vi fosse all'equinozio di primavera. Dovremo aspettare ancora qualche secolo per il successivo passaggio delll'equinozio primaverile dalla costellazione attuale dei Pesci a quella dell'Acquario.

Le tre croci che Dante osserva nel cielo all'equinozio vennero cristianamente interpretate come il simbolo della Passione di Cristo, e il suo passaggio di là dal meridiano equinoziale come quello della sua Resurrezione. Il mese che dava avvio alla stagione primaverile con la sua forte carica di speranza e vitalità per "la nuova vita" della terra, doveva di certo anche essere il periodo congeniale per altri eventi fondanti della religione cristiana, e in effetti si fece cadere in questo momento anche la Creazione del mondo e l'Annunciazione dell'Angelo Gabriele alla Vergine Maria. Il motivo della Morte e della Resurrezione di Cristo senza dubbio nel tempo venne recepito e fece breccia nella Roma imperiale dove era preesistente il rito degli Hilaria in cui si celebrava la "resurrezione" di Attis e il suo ritorno alla Gran Madre Cibele che cadeva proprio nello stesso periodo. Più anticamente nell'antico Egitto l'Ariete doveva rivestire una notevole importanza dal momento che l'asterismo culminava in cielo nello stesso tempo un cui la stella Sirio sorgeva all'alba preannunciando la stagione autunnale e quindi la piena del Nilo con la conseguente fertilizzazione del territorio. L'Ariete pertanto veniva a simboleggiare il dio supremo Amon-Ra, che dall'alto dei cieli vegliava su quell'evento tanto aspettato.

In Mesopotamia invece il termine sumerico per indicare la costellazione era LÚ.HUN.GÁ, corrispondente al semitico agru cioè "operaio salariato". Il fatto che il nome non rifletta affatto le caratteristiche dell'asterismo è interpretato come un errore commesso da uno scriba che trascrisse la parola LU cioè "uomo" al posto di LÚ "ariete".

Dal mondo greco invece ci provengono due miti connessi con l'Ariete. Il primo vede come protagonista il dio Dioniso a seguito dell'invasione dell'Africa: stravolto per l'impresa, vide un ariete e cominciò a corrergli incontro, insieme con il suo esercito. Lo persero di vista, ma nel punto preciso della sparizione sgorgò una sorgete d'acqua da cui dipese la loro sopravvivenza. Il dio, grato per il provvidenziale aiuto, collocò l'animale in cielo e in quel luogo fondò un oracolo e il tempio dedicato a Giove Ammone, il padre degli dèi che lì venne raffigurato con le corna in capo. L'altro racconto è la ben nota vicenda che vede impegnati Giasone e gli Argonauti alla ricerca del Vello d'Oro.

Julius Schiller nel XVII secolo, nel suo tentativo di voler cacciare dal firmamento dèi e miti pagani sostituendoli con personaggi tratti dal mondo biblico, collocò attorno al circolo zodiacale i dodici apostoli e San Pietro, quale erede di Cristo e fondatore della Chiesa, come la prima costellazione primaverile al posto dell'Ariete


 
L’Ariete nel Fir...
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 40, anno 2014)

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