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Curiosity su Marte

articolo di Rinaldo Carlo

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Curiosity sta esplorando Marte.
Si tratta di un veicolo robotizzato della Nasa lanciato il 26 novembre 2011 e atterrato su Marte il 6 agosto 2012, dopo 8 mesi e mezzo di viaggio. È un periodo apparentemente lungo, ma con i razzi oggi disponibili non è possibile fare meglio. Il trasferimento si è svolto infatti a motori spenti, seguendo un'orbita ellittica tangente a quelle della Terra e di Marte, e sfruttando l'inerzia acquisita nei primi minuti successivi al lancio da Cape Kennedy. Un altro intervento finale dei motori ha permesso a Curiosity di rallentare in orbita marziana e scendere così verso la superficie del pianeta.

Per la discesa è stato adottato per la prima volta un sistema complesso, con una difficile sequenza di operazioni. Dopo l'ingresso nella tenue atmosfera marziana e il riscaldamento assorbito dallo scudo termico, la velocità è scesa da oltre 21000 km/h ai 1500 km/h circa che hanno consentito l'apertura del paracadute; questo ha ridotto la velocità fino a circa 300 km/h all'altezza di 1600 metri. A questo punto il paracadute è stato abbandonato e Curiosity ha proseguito la discesa appeso ad una struttura chiamata "Sky Crane" (Gru del cielo), che frena la velocità con 8 motori a razzo. In prossimità del suolo le tre briglie della Sky Crane si sono allungate depositando Curiosity sulla superficie. Qui le briglie si sono sganciate e il dispositivo si è allontanato per cadere in un punto distante dall'atterraggio. Manovra molto complicata, che avrebbe potuto fallire in uno qualsiasi dei molti punti critici: la NASA ha parlato di "sette minuti di terrore", tanto è durata la fase di atterraggio.

Tra l'altro le operazioni dovevano essere guidate dal computer di bordo in base ai dati rilevati dai sensori, in quanto quella mattina Marte si trovava alla distanza di 250 milioni di km ed i segnali radio, come la luce, impiegavano 14 minuti a coprire quella distanza: questo rendeva impossibile qualsiasi correzione da terra. Ciò significa che quando il centro di controllo ha iniziato a ricevere i primi segnali dell'ingresso nell'atmosfera, Curiosity poteva essersi già bruciato o schiantato da almeno sette minuti. Fortunatamente tutto ha funzionato alla perfezione e dopo pochi minuti son arrivate le prime foto: l'ombra di Curiosity sul suolo marziano.

Il vero nome di Curiosity è "Mars Science Laboratory"(MSL), la sua missione, della durata prevista di almeno due anni terrestri, è quella di investigare sulla passata e presente capacità di Marte di sostenere la vita. Il veicolo "rover" è lungo 3 metri e pesa circa 900, come una piccola utilitaria, una 500 per intenderci, capace di guidarsi automaticamente tra gli ostacoli del terreno. La velocità non è entusiasmante, in media 30 metri all'ora con un percorso complessivo in due anni di almeno 6 km. Curiosity si muove su sei ruote azionate da altrettanti motori elettrici, che sfruttano la corrente fornita da un generatore termoelettrico a radioisotopi.

Ci siamo chiesti, prima del lancio, perché ci fosse una zona con dei fori su ogni battistrada, altrimenti liscio in tutto il resto della circonferenza. La risposta è venuta dallo stesso Curiosity, che ha trasmesso foto della traccia lasciata sul terreno, e da Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, California, che gestisce il progetto: misurando la distanza delle tre linee di impronte si può calcolare di quanto le ruote slittano sul terreno. I fori sono stati anche personalizzati, in modo da imprimere i codici Morse delle iniziali del Laboratorio: J.P.L.
Da Curiosity non ci si aspetta che trovi la vita su Marte, non è attrezzato per esperimenti biologici; ha invece lo scopo di analizzare gli strati geologici per conoscere meglio la storia del pianeta, soprattutto in relazione alla presenza di acqua nel passato.

A questo scopo Curiosity ha a bordo 80 kg di strumenti scientifici, tra i quali un laboratorio chimico capace di eseguire anche gascromatografie dei materiali prelevati dalle rocce con frese e pale meccaniche. L'analisi mineralogica può essere fatta anche a distanza di alcuni metri, usando un raggio laser che vaporizza il materiale.

All'inizio di dicembre 2012 sono state rilevate molecole "organiche", cioè composti del carbonio, come gli idrocarburi, che costituiscono i mattoni della vita. Non si tratta però di molecole "biologiche", come le proteine, per cui non costituiscono prova dell'esistenza di vita: si tratta di "mattoni" non ancora utilizzati. D'altra parte sappiamo già che i composti organici sono diffusi nell'universo e ne abbiamo trovato tracce negli asteroidi e nelle comete. Recentemente, da Atacama, sono state scoperte molecole di uno zucchero, il glicolaldeide, nei gas che cadono su un sistema binario in formazione nei pressi della stella ρ Ceti: sarebbe stato strano se su Marte non ci fossero stati composti di questo tipo.

Curiosity ha già inviato i risultati di diverse analisi, che confermano la presenza, in epoche remote, di grandi quantità di acqua sul suolo di Marte. Lasciamolo lavorare in attesa di qualche altro sorprendente risultato.


 
 
 

 
 

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 38, anno 2013)

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