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L'Auriga: il cocchiere divino e le capre

articolo di Santinelli Alessio

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La costellazione dell'Auriga è individuabile grazie a un singolare allineamento di stelle a forma di pentagono irregolare.

Capella, la stella più brillante, rivestì in passato una grande importanza in quanto fra il 4000 a.C. e il 2000 a.C. circa sorgeva all'equinozio di primavera insieme alla costellazione del Toro. In Mesopotamia veniva chiamata Dilgan e definita "la Stella delle stelle", come appare in una tavoletta d'argilla in scrittura cuneiforme: "Quando il primo giorno di Nisan la Stella delle stelle Dilgan e la Luna sono parallele, questo è un anno normale. Quando il terzo giorno del mese di Nisan la Stella delle stelle e la Luna sono parallele, quell'anno è pieno". Il mese di Nisan aveva inizio nel momento in cui avveniva l'equinozio di primavera e il nome Dilgan associato a Capella può essere interpretato o come dilgan-i-ku "il messaggero della luce", oppure come dilgan-babili "la stella protettrice di Babilonia".

In Egitto Capella era associata al dio Ptah, l'Apritore dell'anno. A Menfi era considerato la massima divinità, il dio dei tempi primordiali, padre di tutte le divinità e creatore del mondo. I suoi templi erano orientati verso la stella e veniva raffigurato con corpo di mummia, con una calotta sul capo e mani fuoriuscenti dalle bende che sostenevano uno scettro dov'era presente il Ded, il pilastro sacro, l'asse del mondo.

Tra i Latini la stella veniva chiamata con il termine Capella, "piccola capra". Così infatti appare la costellazione nelle raffigurazioni canoniche, dove è descritto un cocchiere che porta una capra sulla spalla e due capretti sulla mano sinistra, chiamati in latino Haedi e sono rispettivamente le due stelle vicine ζ e η Aurigae al di sotto di Capella. Manilio nel primo libro degli Astronomica le chiama "le stelle che chiudono le vie del mare" perché il loro tramonto mattutino tra la fine di novembre e gli inizi di dicembre coincideva con l'inizio della stagione invernale e chiudeva pertanto il periodo favorevole alla navigazione, analogamente a Virgilio che nell'Eneide li descrive come "i piovosi Capretti".

Questo singolare accostamento di un auriga con le capre probabilmente viene dal mondo mesopotamico, in cui la costellazione era definita ZUBI dai sumeri e gambu in lingua accadica, cioè "il Pastorale". Tale definizione arrivò sicuramente anche tra i Greci, i quali cercarono di far aderire alla costellazione parti di racconti differenti che rientravano nel comprensorio del loro universo mitologico-religioso.

Per quello che riguarda le capre il racconto rimanda direttamente alla nascita di Zeus. La stella Capella rappresenterebbe la capra Amaltea, che nutrì Zeus in fasce su una grotta a Litto, nell'isola di Creta, e che generò due capretti mentre allattava il dio. Zeus riconoscente fece della pelle dell'animale la sua egida, cioè un mantello il cui terribile aspetto riusciva ad incutere terrore ai suoi nemici, e la pose tra le stelle del firmamento insieme ai due capretti.

All'auriga invece vengono associati diversi miti, probabilmente frutto di quello che di volta in volta le popolazioni che si succedettero in suolo greco volevano giustapporre all'immagine celeste.

Il primo è il racconto di Fetonte, figlio di Elio e dell'oceanide Climene. Il giovane, dopo aver fatto giurare al padre di esaudire ogni sua richiesta, chiese di poter guidare il suo cocchio solare per un giorno ed Elio dovette accondiscendere. Fetonte però si fece prendere la mano e causò gravi danni alla terra, tanto che Zeus gli scagliò contro la sua folgore e lo fece precipitare nel fiume Eridano. Si dice che Zeus mandò il diluvio universale per raffreddare la terra dopo il disastro e pose nel cielo il giovane nella costellazione dell'Auriga. Un altro mito invece narra la storia di Erittonio, generato dal seme di Efesto che, rifiutato dalla dea Atena, cadde e fecondò la Madre Terra vicino la città di Atene. Come ogni figlio della dea Terra, Erittonio nacque con piedi anguiformi e, rifiutato anche dalla madre Terra, fu allevato personalmente dalla dea Atena. Divenuto re di Atene dopo averlo ereditato da Cecrope, istituì le feste Panatenaiche in onore di Atena e inventò la quadriga che gli valse il dono di essere posto tra le stelle.

L'ultimo racconto ricorda Mirtilo, figlio dell'amazzone Mirte e del dio Ermes. Costui era il cocchiere personale del re Enomao, il quale aveva messo come premio la mano di sua figlia Ippodamia a colui che lo avrebbe battuto in una corsa di bighe. Il re sapeva della previsione fatta da un oracolo della sua morte per mano del suo futuro genero, per cui faceva sempre salire la figlia sul cocchio del pretendente per appesantire il carro e per arrecargli ulteriore distrazione. Tutto ciò accadeva finché non arrivò Pelope. I giovani si innamorarono a prima vista riuscendo a convincere Mirtilo a sabotare il carro del re in cambio di una notte d'amore con Ippodamia, di cui l'auriga era segretamente innamorato. Il re morì e i tre fuggirono lontano. Sfruttando un'assenza di Pelope, Mirtilo cercò di abusare di Ippodamia come d'accordo, ma la ragazza fuggì e si lamentò dell'accaduto con Pelope, il quale scaraventò il povero auriga giù per una scarpata: fu raccolto dal padre Ermes che lo collocò tra le stelle. Germanico Cesare a proposito scrive: "si può notare che non ha carro, le redini sono rotte, ed è addolorato dal fatto che Ippodamia gli sia stata portata via con l'inganno da Pelope".


 
L’Auriga nell’Ur...
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 38, anno 2013)

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