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Il Cigno e le conquiste di Zeus

articolo di Santinelli Alessio

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Quella del Cigno è una delle costellazioni del cielo estivo meglio visibili. Infatti la sua stella più luminosa, Deneb, (α Cygni, "la coda dell'uccello femmina" dall'arabo dhanab al dajajah) costituisce uno dei vertici del cosiddetto Triangolo Estivo, completato da Altair della costellazione dell'Aquila e da Vega della Lira. È situata in una zona particolarmente ricca della Via Lattea, divisa in due in senso longitudinale da un insieme di nebulose oscure e polveri che ad occhio nudo sembrano una banda scura, denominata Fenditura del Cigno.

Un tempo la costellazione venne vista come una croce per la precisa disposizione delle sue stelle: Deneb e Albireo (β Cygni, una delle stelle doppie più belle, forse deformazione di una parola araba a sua volta traduzione del greco ornis, uccello, divenuta nel Medioevo ab ireo, da cui Albireo), formavano le estremità del suo braccio verticale, mentre le stelle Ruck (δ Cygni) e Gienah (ε Cygni, dall'arabo al janah, l'ala) il loro corrispettivo orizzontale. Contraltare della Croce del Sud, Schiller la tramuta nella Croce di sant'Elena, la madre dell'Imperatore Costantino, a cui la leggenda attribuisce il ritrovamento sul Calvario della croce di Cristo.

La posizione del Cigno vicino alla costellazione della Lira sembra abbia evocato presso i Greci l'immagine del mitico Orfeo. Infatti Platone, nella Repubblica, riferisce che Orfeo, tradito dalle donne, in quanto fatto a brani da menadi in preda al furore bacchico, decise di non rinascere da una donna, ma di scegliere la vita di un cigno.

L'immagine del cigno pare aver ispirato il mito greco della nascita della famosa Elena di Troia, raccontato in diverse varianti che vedono comunque come protagonista il dio Zeus tramutato nell'animale. La prima e più famosa versione racconta l'impresa del dio nel corteggiamento della dea Nemesi. Figlia della Notte e dea della giustizia e della vendetta anche contro gli amanti crudeli, per sfuggire alle brame di Zeus si trasformò in svariati animali finché, sotto le mentite spoglie di un'oca, fu raggiunta dal dio in forma di cigno, che riuscì a conquistarla. Da questa unione Nemesi procreò un uovo che venne trovato da un pastore o da Ermete e portato a Leda, regina di Sparta, che lo allevò finché non fuoriuscì Elena.

Una variante, narrata da Igino, vede invece Afrodite sottoforma di un'aquila, complice di Zeus che si era trasformato in cigno. Questo trovò rifugio nel grembo di Nemesi che intenerita dall'animale lo abbracciò e si addormentò. Mentre dormiva Zeus abusò di lei per poi volare via. Perché non si scoprisse la verità Zeus decise di porre fra le stelle la sua figura alata insieme con quella dell'aquila sua complice. In un'altra versione Zeus si accoppiò semplicemente con Leda sempre nelle sembianze del cigno e così la ricorda Manilio ne Il poema degli astri:

Subito prossima la sede assegnata del Cigno,
che Giove in persona nel cielo volle creare,
prezzo della bellezza con la quale sedusse l'amante,
quando il dio discese mutato nelle sembianze del niveo uccello
e insinuò il voluminoso corpo in grembo alla fidente Leda.
Anche ora, rivestito di stelle, vola sulle ali distese.


 
<i>Leda col cign...
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Sant’Elena e la ...
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osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 36, anno 2012)

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