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Il Boscovich a Fermo

articolo di Morroni Massimo

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Quest'anno ricorre il terzo centenario della nascita di Ruggero Giuseppe Boscovich, avvenuta a Ragusa (Dalmazia) il 18 maggio 1711. Si tratta di una figura di astronomo, geodeta, fisico e matematico notevole. Gesuita, insegnò matematica, fisica ed astronomia in diverse scuole ed università, e viaggiò molto per tutta l'Europa. Fondò tra l'altro la specola di Brera, della quale fu direttore. Compose e pubblicò numerose opere tra il 1754 ed il 1785, di argomento scientifico-letterario. Morì a Milano nel 1787.

Nella Philosophiae naturalis theoria (1758), in cui elaborò una sintesi originale tra il dinamismo leibniziano e il meccanicismo newtoniano, enunciò una fortunata teoria sulla struttura della materia, secondo la quale, supposta la materia costituita da punti discreti inestesi e indivisibili ("primi elementi della materia") e la legge di continuità, tutte le proprietà meccaniche della materia possono essere spiegate con l'introduzione di forze che a grandi distanze seguono la legge di gravitazione di Newton, mentre a distanze minori sono alternativamente attrattive e repulsive, per divenire definitivamente repulsive, con una intensità che cresce illimitatamente al decrescere della distanza tra due "elementi", così da renderne impossibile il contatto. Il Boscovich portò notevoli contributi anche all'ottica, come l'eliminazione dell'aberrazione cromatica delle lenti, la rilevazione dell'aberrazione sferica e la costruzione del micrometro ottico. In astronomia è ricordato per un metodo per la determinazione delle orbite delle comete e dell'orbita di Urano, e la rilevazione delle perturbazioni nelle orbite di Giove e Saturno. Nella matematica, fornì un metodo grafico per la risoluzione dei triangoli sferici e quattro formule differenziali di geometria sferica; indagò inoltre la possibilità di geometrie non euclidee.

Venendo al periodo marchigiano (per il quale cfr. l'articolo di Mirko Drazen Grmek, Ruggero Boscovich e il suo soggiorno a Fermo, in Atti della IV Biennale della Marca e dello Studio firmano per gli studi storici dell'arte medica, Fermo, 28-30 aprile 1961, Montegranaro, 1961), lo scienziato trascorse a Fermo due anni scolastici, 1733 e 1734, insegnando al Collegio dei Gesuiti. Erano gli anni della sua giovinezza, della formazione scientifica e del suo primo ardore poetico. Compiuti gli studi nel 1732 (filosofia, matematica e fisica), insegnò a 104 scolaretti, di età fra 8 e 12 anni, nelle scuole elementari del Collegio di Roma, lavoro per lui noiosissimo. Divenuta la sua salute fragile, arrivò ad essere in pericolo di vita. Ripresosi, fu inviato alla casa di Fermo, che i Gesuiti consideravano luogo di cura e riposo, per la sua aria salubre.

Undici lettere, spedite da Fermo a suo fratello a Ragusa, ci illustrano la sua vita in questo periodo. A metà ottobre 1733 egli risulta ad Ancona, dopo esser passato per Loreto, quindi arriva a Fermo. La sua salute migliorò; giudicava la gente molto simpatica e l'insegnamento non intralciava i suoi studi. Aveva una cinquantina di scolari e la sera disponeva di tempo libero. Riguardo alla situazione politica se ne esce in "Povera Italia! si vede bene che Iddio è indegnato forte contro di essa" e "Il certo è che l'è un gran flagello di Dio". Nell'estate seguente, 1734, iniziò a verseggiare; compose tra l'altro il primo abbozzo del celebre poema sulle eclissi, che uscirà a Londra nel 1760 col titolo De Solis ac Lunae Defectibus. A novembre i superiori lo rivollero all'insegnamento a Roma.

Una ventina di anni dopo, il Boscovich fu di nuovo a Fermo. Benedetto XIV dette a lui e a Cristoforo Le Maire il compito di misurare la lunghezza dell'arco del meridiano tra Roma e Rimini, e di redigere una nuova pianta geografica dello Stato pontificio. Così nel 1750 iniziò un faticoso viaggio che, due anni dopo, lo portò in molte città delle Marche. L'esplorazione fu descritta nel De litteraria expeditione per Pontificiam ditionem ad dimetiendos duos meridiani gradus et corrigendam mappam geographicam (Roma 1755). Nell'ottobre 1752, seguendo il Tronto, i due Gesuiti arrivarono ad Ascoli, ascesero il non lontano monte Polesio (oggi detto Monte dell'Ascensione), poi visitarono Montalto, Ripatransone, Monterubbiano e quindi Fermo, Sant'Elpidio, Civitanova, Montesanto (oggi Potenza Picena) e Loreto. Al ritorno passarono per Tolentino, San Ginesio e Montemilone (oggi Pollenza).


 
 
 

 
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 34, anno 2011)

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