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Hevelius nel quarto centenario della nascita

articolo di Morroni Massimo

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Johannes Hevelius, o nella sua lingua madre - il polacco - Jan Heweliusz, nacque il 28 gennaio 1611 a Danzica. Dopo avere frequentato il ginnasio, studiò legge a Leida e viaggiò in Inghilterra e in Francia, dove conobbe alcuni celebri scienziati: Pierre Gassendi, Marin Mersenne e Athanasius Kircher. Nel 1634 tornò nella sua città natale, ricoprì numerosi incarichi pubblici e diventò un abile produttore e commerciante di birra.
Nel 1639 scoccò in Hevelius la scintilla dell'astronomia, scienza che divenne ben presto il centro della sua vita. Nel 1641 egli costruì a Danzica, sui tetti di tre case limitrofe, un osservatorio privato, ricco di splendidi strumenti, tra cui il celebre telescopio "senza tubo" (in pratica una successione di lenti montate sopra una struttura di legno) di 45 metri di lunghezza. L'osservatorio venne visitato dai re di Polonia e, nel 1679, anche dal giovane Edmond Halley.

Dal novembre 1643 all'aprile 1645 osservò e disegnò il nostro satellite, poi si dedicò all'incisione delle tavole e, infine, alla redazione di un testo molto corposo, autentica summa delle conoscenze selenografiche del tempo. Al termine del lavoro, la sua accurata cartografia lunare, che non temeva il confronto con alcun altro lavoro precedente, fu pubblicata nel 1647 in uno splendido volume, Selenographia, da subito considerato uno dei capolavori della scienza seicentesca.

Hevelius si dedicò anche all'osservazione delle macchie solari. Nell'immagine in questa pagina un suo disegno che riproduce la sequenza delle macchie fra il 3 ed il 16 maggio 1644, viste dal suo osservatorio di Danzica. Nel 1663 Hevelius aveva sposato la sua seconda moglie, Catherina Elisabeth Koopman, che gli fu compagna nelle lunghe notti osservative e che nel 1690 diede alle stampe, postumi, il Prodromus astronomiae e il Firmamentum Sobiescianum.

Hevelius correttamente ipotizzò, nella sua Cometographia che il tragitto delle comete, almeno in prossimità del perielio, si dovesse compiere su di un'orbita curva, con la concavità rivolta verso il Sole. Le idee di Hevelius sull'origine delle comete erano però completamente sbagliate: le riteneva delle eruzioni a forma di disco espulse dal corpo del Sole, lanciate dalla sua superficie su di un'orbita parabolica, iperbolica o ellittica, a seconda della loro velocità relativa.

Un furioso incendio, di quelli che accadevano all'epoca, distrusse nel 1679 l'osservatorio, con tutti gli strumenti, la biblioteca e l'annessa tipografia, nella quale Hevelius aveva stampato molte delle sue opere. L'anno successivo i danni maggiori erano stati riparati, ma Hevelius non si riprese mai più dall'incidente. La sua salute iniziò a declinare ed egli morì il 28 gennaio 1687, giorno del suo settantaseiesimo compleanno.


 
 
 

 
 

 
 

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 33, anno 2011)

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