home page - novità - mappa - link AMA - Associazione Marchigiana Astrofili - Ancona

La Via Lattea tra mito e tradizione

articolo di Santinelli Alessio

per vedere tutte le immagini selezionare una delle anteprime

La versione completa dell'articolo è consultabile nella sezione Archeoastronomia e Mitologia

Se mai a te allora scese in cuore stupore
osservando la volta celeste divisa in due da un largo cerchio
per tutta la sua lunghezza; - oppure anche se qualcuno,
standoti da presso,  t'additò quel cerchio tutto bello splendente, -
sappi che Latte lo chiamano gli uomini
(Arato, Fenomeni)

Con Via Lattea, in senso lato, si indica la nostra Galassia, costituita da centinaia di miliardi di stelle. Nel linguaggio comune e più antico, l'espressione si riferisce alla fascia luminosa che solca l'intera sfera celeste, visibile perché la nostra Galassia ha la forma di disco rigonfio al centro: quando guardiamo nella direzione del piano del disco, vediamo un maggior numero di stelle rispetto a quando guardiamo in direzione perpendicolare o obliqua.

La sua denominazione, come il termine Galassia, affonda le radici nel passato mitico.

Una spiegazione viene dai Greci che fanno di quella striscia luminosa il latte fuoriuscito dalla mammella di una dea. La versione più comune vede come protagonisti del racconto l'infante Eracle e la dea Era, soggiogati dalle macchinazioni di Zeus che voleva rendere immortale il neonato generato dall'unione con Alcmena. Nel momento in cui Era avvicinò l'infante al suo petto, Eracle vi si attaccò con tanta veemenza che la dea lo allontanò subito da sé, lasciando volare verso il cielo un getto di latte che si trasformò nella Via Lattea e cadere un altro a terra che prese le forme di un giglio.

Altre tradizioni riportano Ermes al posto di Eracle, e l'allontanamento della dea non è più dovuto alla forza ma al riconoscimento del bambino come il frutto del tradimento di Zeus. In ogni caso, Il mito sembra alludere alla Grande Madre indoeuropea che, prima dell'arrivo del pantheon greco, era la potente dea primitiva di una società prettamente matriarcale. Un'altra versione sull'origine della Via Lattea ripropone una credenza diffusa secondo la quale anticamente sarebbe accaduto un evento catastrofico che avrebbe causato il fenomeno della precessione degli equinozi, ovvero lo spostamento dell'asse terrestre. Si tratta del famoso mito di Fetonte, figlio di Elio e dell'oceanide Climene, che, riuscendo a strappare al padre il permesso della guida del suo cocchio solare, ne derivò una catastrofe per l'universo. Una volta in cielo il ragazzo si lasciò prendere la mano dai cavalli che, correndo impazziti, praticarono un'incisione nel cielo, la Via Lattea. In seguito si diressero verso il basso e sfiorarono la terra causando una terribile corrente e facendo diventare all'improvviso nera la pelle degli uomini che vivevano vicino all'equatore. Allarmato da questi avvenimenti, Zeus scagliò una folgore, facendo cadere dal cocchio il giovane, che precipitò nel fiume Eridano. Secondo alcuni Zeus mandò il diluvio per raffreddare la terra dopo il disastro, e pose tra il firmamento la costellazione dell'Auriga e del fiume Eridano a ricordo di questo accadimento.

Tra i racconti dei vari popoli ritroviamo in territorio precolombiano un mito molto simile a quello di Fetonte, con protagonista il giovane Bellacoola. In questo caso però, non è rappresentato come auriga del cocchio solare paterno, in quanto il carro era sconosciuto presso questi popoli, ma portatore di torce solari per illuminare ogni giorno l'universo.

Presso gli Incas, la Via Lattea era immaginata come il grande fiume del cielo da cui si serviva il dio del tuono Apu Illapu per inviare le piogge sulla terra. Anche tra i popoli del Mediterraneo veniva vista come un grande fiume dove si abbeveravano le pecore in forma di stelle, sotto lo sguardo vigile del pastore raffigurato dalla costellazione dell'Auriga. In Egitto era il fiume Nilo, in Mesopotamia la chiamavano Nahru Tsiri, ovvero "il fiume serpente", oppure Hid-in-ni-na, "il fiume della Divina Signora" o "fiume di Nana". Gli Arabi le diedero il nome di Nhar di Nur, "il fiume di luce"; in Cina era Tirn Ho, "il fiume celeste"; e in Giappone il Fiume Argentato, i cui pesci si spaventavano alla vista della luna nuova che credevano un amo. Presso gli scandinavi era il "Sentiero degli Spiriti", cioè la strada verso il Valhalla percorsa dagli eroi caduti in battaglia, mentre per i contadini francesi era conosciuta come la "Strada di San Giacomo di Compostella".

Suggestiva invece è l'interpretazione della Via Lattea come "il cammino dei morti". Tradizioni tra gli indiani d'America e i polinesiani, ma anche tra gli stessi greci e latini - vedi Pitagora e il Commento al sogno di Scipione di Macrobio - vedono nella scia luminosa "la strada delle anime quando passano al mondo degli spiriti".


 
L’<i>origine del...
L’origine del...

Foto della Via L...
Foto della Via L...

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 33, anno 2011)

> ritorna alla pagina precedente
> ritorna alla home page