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Il Toro e le sorelle celesti

articolo di Santinelli Alessio

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La versione completa dell'articolo è consultabile nella sezione Archeoastronomia e Mitologia

Il Toro è una costellazione zodiacale, cioè una delle costellazioni attraversate dall'Eclittica, il percorso annuale apparente del Sole. Le stelle che la compongono, in particolare gli ammassi delle Pleiadi e delle Iadi, sono visibili nel periodo che va da agosto a marzo, raggiungendo la culminazione alle 22 nei mesi invernali.

Molte fonti letterarie fanno riferimento alle Pleiadi, sicuramente l'asterismo più brillante e misterioso, e raramente anche alle Iadi. Già Omero menziona entrambi gli ammassi stellari nella descrizione dello scudo di Achille fabbricato da Efesto. Esiodo, ne Le Opere e i Giorni, li cala in una sfera molto più pratica, legata all'uso quotidiano degli agricoltori e dei naviganti. Infatti, certe stelle erano valide guide per una più precisa organizzazione del lavoro: "Quando sorgono le Pleiadi figlie di Atlante, incomincia la mietitura; l'aratura, invece, al loro tramonto. Queste sono nascoste per quaranta giorni e per altrettanti notti; poi inoltrandosi l'anno, esse appaiono appena che si affila la falce. Tale è la norma dei campi, sia per quelli che abitano le pianure vicino al mare, sia per quelli che abitano le opime terre…" (Esiodo, Le opere e i giorni, 383-390). I naviganti antichi, nel I millennio a.C., attendevano la loro apparizione nel cielo primaverile, per salpare dopo l'inverno, e rientravano definitivamente nei porti con la loro scomparsa: "Se ti prende il desiderio della perigliosa navigazione, bada! Quando le Pleiadi fuggono nel tenebroso mare l'impeto del possente Orione, infuriano i soffi di tutti i venti. Non tenere allora le tue navi nel fosco oceano, ma ricordati di lavorare la terra e fa quello che ti ho detto." (Esiodo, Le opere e i giorni, 618-623).

Sono riferiti alla costellazione diversi miti e ciascuno riguarda ora il toro stesso come protagonista dell'azione, ora le stelle raggruppate nei due ammassi. Così Ovidio, nei Fasti, descrive il dolore delle Iadi alla morte del fratello Iante; Igino e Apollodoro riportano il mito del ratto di Europa ad opera di Zeus mutato in toro e la fondazione di Tebe per mano di Cadmo guidato da una giovenca.

Sicuramente la Mitologia Astrale di Igino è l'opera che meglio permette di conoscere i racconti sulla costellazione: "Dicono che sia stato collocato in cielo perché trasportò Europa incolume a Creta, secondo il racconto di Euripide. Alcuni sostengono invece che quando Io fu trasformata in giovenca, per riparare al fatto Giove la trasferì in cielo, in modo tale che mostrasse ben visibile la sua parte anteriore in forma di giovenca, mentre il resto del corpo restava in ombra. Il Toro infatti è volto verso levante e le stelle che formano il suo muso sono dette Iadi". (II, Toro-21). Igino riporta un racconto di Ferecide di Atene in cui le Iadi erano sette e venivano chiamate Ninfe Dodonee: Ambrosia, Eudora, Pedile, Coronide, Polisso, Fito, Tione. Esse furono le nutrici di Dioniso e Giove le ricompensò trasferendole in cielo.

L'autore continua parlando delle Pleiadi come le descrisse il poeta Museo. Erano quindici sorelle, figlie di Atlante e di Etra, figlia di Oceano. Cinque di esse furono chiamate Iadi perché morirono di dolore per la perdita del fratello Iante, ucciso da un leone mentre era a caccia. Delle restanti dieci, sette sorelle si suicidarono per i lutti subiti e furono chiamate Pleiadi perché la decisone del suicidio fu presa dalla maggioranza di loro (dal greco Pleion, più numeroso). Più avanti Igino riporta un'altra versione ancora, forse la più nota, in cui i nomi di Iadi e Pleiadi vengono fatti risalire a patronimici: le prime erano figlie di Iante e di Beozia, mentre le altre dell'oceanina Pleione e di Atlante. Parlando delle Pleiadi, Igino scrive: "Dicono che anche queste siano sette, ma nessuno può vederne più di sei. La ragione è che, delle sette, sei giacquero con immortali: tre con Giove, due con Nettuno, una con Marte. La settima, a quanto raccontano sposò Sisifo. Giove generò con Elettra Daradano, con Maia Mercurio, con Taigete Lacedemone. Nettuno ebbe Irieo da Alcione, Lico e Nitteo da Celeno. Marte ebbe Enomao da Sterope, che secondo altri fu invece la moglie di Enomao. Merope, sposa di Sisifo, generò Glauco che secondo i più fu padre di Bellerofonte."

La stella meno luminosa sarebbe Merope, imbarazzata dal fatto di essere andata in sposa ad un mortale, o secondo altri, Elettra "perché dicono che le Pleiadi conducano la danza delle stelle, ma dopo la presa di Troia e la distruzione della sua stirpe, che discendeva da Dardano, Elettra, sconvolta dal dolore, si allontanò dalle altre e si stabilì sul circolo chiamato artico, dove la si vede, a intervalli lunghissimi, lamentarsi con i capelli sciolti. Per questo motivo fu chiamata cometa". Igino conclude con il racconto della celebre fuga delle Pleiadi e della madre Pleione inseguite da Orione e della loro collocazione in cielo ad opera di Giove impietosito: "Così ancora oggi Orione sembra inseguirle nella loro fuga verso occidente".


 
Le Pleiadi fotog...
Le Pleiadi fotog...

Il Toro dall’Atl...
Il Toro dall’Atl...

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 32, anno 2011)

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