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Eustachio Divini, il mago delle lenti

articolo di Morroni Massimo

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La mostra sul Divini, organizzata ad Osimo nel giugno scorso dall'AMA con la collaborazione delle Associazioni "Aristarco di Samo" di Senigallia, Jesina Astrofili e "Vaghe stelle dell'Orsa" di Jesi, ha voluto ricordare un personaggio marchigiano del XVII secolo che si distinse in campo astronomico per la tecnica della costruzione delle ottiche di cannocchiali e microscopi.

Esigue sono le notizie biografiche sul Divini. Si sa che nacque a San Severino Marche da Virginia Saracini e da Tardozzo il 4 ottobre del 1610. La sua famiglia discendeva da Domenico di Antonio Indivini, uno dei maggiori intagliatori del sec. XV. A quattro anni Eustachio rimase orfano della madre e ad undici anni del padre. Alla sua prima formazione culturale dovrebbero aver provveduto i fratelli maggiori, Vincenzo e Cipriano. Eustachio venne avviato, come era costume del tempo, alla carriera militare sicuramente grazie all'appoggio di altri sanseverinati che militavano in quell'epoca nell'esercito imperiale.

Si ricongiunse quindi ai fratelli a Roma, dove, su incitamento di Vincenzo che frequentava gli ambienti letterari e scientifici della città, cominciò a seguire le lezioni del monaco cassinese Benedetto Castelli, allievo del Galilei. Da lui fu avviato allo studio della geometria euclidea e dell'astronomia, ponendo le basi teoriche per quella che sarebbe stata la sua attività per tutta la vita. Un forte incentivo ad approfittare dei fertili umori che il Castelli trasmetteva dalla cattedra ai suoi discepoli gli fu offerto dalla frequentazione di coetanei come Evangelista Torricelli, Giovan Alfonso Borelli, Bonaventura Cavalieri, Michel Angelo Ricci, giovani studiosi che si distingueranno poi per fondamentali invenzioni e per innovatrici indagini nelle scienze matematiche e fisiche.

L'impegno maggiore di Eustachio Divini fu quindi rivolto, sembra dal 1645, alla costruzione di lenti e di strumenti ottici, microscopi e telescopi. Con essi venne effettuando continue osservazioni sia per migliorarli con opportuni perfezionamenti sia per difenderne, all'occorrenza, la qualità.

La prima pubblicazione del Divini è rappresentata da una stampa apparsa nel 1649 con la quale egli intendeva documentare le possibilità offerte dai suoi telescopi; infatti vi raffigurava, al centro, una selenografia ricavata da osservazioni effettuate durante il plenilunio di marzo di quell'anno, utilizzando due telescopi. All'intorno vi aveva delineato la luna crescente, Saturno con le sue misteriose "anse", osservato nel corso di tre anni, cioè dal 1646 al 1648, Venere "cornigera" ed infine Giove con le quattro stelle medicee. Benché la mappa di Divini sia comunemente considerata come una sua propria opera, tuttavia è evidente che egli ha tenuto un occhio al telescopio e uno al lavoro del suo predecessore Hevelius. Il rame, con il quale è stata stampata, è conservato presso la Biblioteca Comunale di Osimo, come gli altri due, quello di Marte osservato dai Serra e quello del suo ritratto. Ciò che invece meritò una sicura fama al Divini è l'aver intuito ed applicato, nella sua più semplice e più diretta esperienza pratica, il principio del micrometro, forse derivato dal fratello pittore.

Tra il 1659 ed il 1661 il Nostro fu in polemica con lo Huygens in merito alla conformazione di Saturno, all'avvistamento di Titano ed alla qualità delle ottiche diviniane. Ne uscirono cinque opuscoli, densi di repliche e controrepliche. Invece, tra il 1663 ed il 1666, il Divini pubblicò due scritti: nel primo spiegò il suo lavoro di fabbricatore di lenti, nel secondo si occupò delle macchie di Giove avvistate da vari studiosi a Roma per mezzo dei suoi strumenti. Poco dopo il Divini ritornò a San Severino, dove trascorse in riposo gli ultimi anni e si spense il 22 febbraio 1685.


 
Ritratto di Eust...
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Stampa della map...
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osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 31, anno 2010)

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