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La strana storia delle foto della Luna

articolo di Mariani Luciano

per vedere tutte le immagini selezionare una delle anteprime

La storia che stiamo per raccontarvi ha, per dirla alla "Mughini", del sublime e del grottesco. Cosa hanno a che fare un McDonald e la foto più celebre della Luna? Niente penserete voi, ma vi sbagliate. Infatti l'incredibile in questo racconto è proprio una cosa che forse succede perché gli umani hanno memoria corta e spesso si dimenticano dei pezzi di storia per guardare la verdurina che ha tra i denti il vicino. Ma torniamo sul pezzo. Pensate alla foto della Luna che per prima vi viene in mente. Pensate che osa è stata per voi quella foto il giorno in cui l'avete vista la prima volta sui giornali; pensate che da allora alberga nella vostra mente e fa parte di voi; quando leggete qualcosa subito vi arriva l'idea dell'immagine della Luna con la Terra sullo sfondo, fotografata da chissà chi. Quella foto secondo il giornale LIFE è la "foto del secolo".

Prima delle missioni che portarono sul satellite il nostro genere umano, cinque lanci spaziali portarono in orbita lunare altrettante sonde fotografiche che montavano apparati KODAK con pellicole da 70 mm. Sono state mandate a fotografare là nel buio dello spazio la luna. I “lunar digital orbiter”, così si chiamavano, hanno scattato ed elaborato immagini che arrivarono sulla Terra, e con un dispendio enorme di risorse e antichi aggeggi si ottennero centinaia e centinaia di bobine di nastri magnetici con impresse delle strane sequenze fotografiche. Quelle sequenze come un puzzle si delimitavano con sigle e riferimenti che solo successivamente avrebbero spiegato il loro esistere.

La storia di quei nastri sarebbe stata molto travagliata. In un primo momento sono serviti a creare le foto che tutti conosciamo e molto prima che Aldrin & co. arrivassero sulla Luna. Le foto dovevano passare per gli Ampex, cioè gli sbobinatori che davano un senso ai digital orbiter. Poi sono andati nel dimenticatoio e quasi gettati nell'immondizia se non fosse stato per la dott. ssa Evans, una biologa che ha dato loro un parcheggio nel garage. Solo successivamente la macchina messa in moto da Dennis Wingo li avrebbe fatti tornare in vita insieme ai nastri. Tornare alla vita è stato molto difficile per queste pellicole e, se non fosse stato per gli appelli di Wingo e la nascita di internet, forse sarebbero andati persi per sempre.

Ma cosa creavano quegli Ampex? Foto che venivano usate per sfamare i giornali dell'epoca. Quelle fotografie davano delle porzioni molto piccole della Luna. Oltre a questo si ottennero anche importanti dati su rilievi della Luna che furono preziosi negli anni seguenti per le missioni Apollo. Ad oggi una volta unite tutte quelle porzioni mediante maestria fotografi a e tecnologie d'avanguardia per il tempo, Dennis Wingo ha ottenuto un'unica foto menzionata prima. Ma questo è successo molto dopo che furono scattate. Ai giorni nostri tutto è digitale o perlomeno lo è la maggior parte dei contenuti che trattiamo. Basta andare su Yahoo o Google e tutto appare come per magia. A volte non ci rendiamo conto di quello che occorre per arrivare a scattare una foto oppure creare un filmato. Se poi aggiungiamo che la tecnologia diventa sempre pi facile da fruire e dà migliorie eccezionali alle produzioni proprie non si capisce perché ci si debba affannare a voler ricostruire con una tecnologia obsoleta. Adesso veniamo al grottesco, sino ad ora abbiamo parlato del sublime. Adesso diciamo che metti che un giorno qualcuno si ricorda di queste bobine, e magari chiede dove siano per darci un occhio. Metti che la NASA dica che stanno in una base e che non ne sa più niente da anni. Aggiungiamo poi che una persona molto speciale fa di tutto per riuscire a scovarle e quando le ritrova purtroppo non sa come sbobinare tutte quelle porzioni. In più le uniche macchine in grado di leggerle funzionavano negli anni ‘60. Adesso non si conoscono più gli schemi per aggiustarle. Infatti i progettisti degli sbobinatori non ci sono più negli anni in cui questa persona vuole interfacciarsi con i nastri magnetici. Beh allora le cose si complicano. Questa persona chiede su internet e quindi al mondo tramite le nuove tecnologie, un aiuto. Nel giro di poco riesce a trovare altri esemplari degli sbobinatori, aiuto dalla NASA e persino dalla catena McDonald.

Infatti, di fronte alla base dove sono "custodite" le preziose bobine c'era un vecchio edificio di McDonald abbandonato. Tutto è bene quel che finisce bene direte voi, ma non è così. Il poverino sta ancora tentando di riversare o sbobinare alcune di quelle vecchie foto della Luna e lo fa con amore per la scienza, ma anche con l'aiuto di tanti giovani volontari che ogni estate si riuniscono dopo la scuola o l'università a dare un contributo a Dennis Wingo. Dopo 40 anni è come tornare sulla Luna.


 
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