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Cassiopea, la Regina del Cielo

articolo di Santinelli Alessio

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La versione completa dell'articolo è consultabile nella sezione Archeoastronomia e Mitologia

Cassiopea è una delle costellazioni circumpolari, cioè una di quei raggruppamenti stellari apparenti che, alle nostre latitudini, ruotano attorno al Polo Nord celeste senza scendere mai al di sotto dell'orizzonte. Le cinque stelle più luminose sembrano formare una W quando si trovano tra il Polo e l'orizzonte, e una M quando sono tra il Polo e lo zenit.

Già gli antichi Sumeri vedevano nelle stelle α, β, γ e δ di Cassiopea la figura di un cavallo e la denominarono ANSE.KUR.RA, reso successivamente in accadico con il termine sisû. Le altre stelle furono raggruppate insieme ad alcune parti di Cefeo e alle costellazioni del Cigno e della Lucertola e suggerirono l'immagine di una pantera. I Greci invece, vollero scorgere in questa particolare conformazione stellare una donna seduta su una sedia che "con una mano giocherella con i lunghi capelli e con l'altra tiene in mano un ramo di palma".

Il mito di Cassiopea è legato strettamente a Cefeo suo sposo, ad Andromeda sua figlia, a Perseo l'eroe salvatore e alla Balena - il mostro marino - i quali, oltre ad essere personaggi legati ad uno stesso racconto, sono anche tutti nomi di costellazioni molto vicine le une alle altre sulla volta celeste. Probabilmente gli antichi hanno voluto vedere di proposito in questi raggruppamenti stellari così vicini i personaggi di una romantica storia immortale.

Senza scendere nei dettagli del mito, che illustreremo con accenni più particolari per ogni singolo protagonista nei prossimi numeri di Pulsar, Cassiopea si connota come una regina, sovrana di Joppa in Palestina, figlia di Arabo e nipote di Ermete. Un giorno si vantò della sua bellezza e di quella di sua figlia Andromeda dicendo che superava di gran lunga quella delle Nereidi, le ninfe del mare. Queste erano le cinquanta figlie di Nereo - il dio del mare prima di Poseidone - e di sua moglie Doride. Come in molti miti, il motivo che fa da filo conduttore al racconto è proprio la superbia, la υβρις greca, di cui i mortali si macchiano e che gli immortali tempestivamente puniscono, in quanto considerata il peccato più grave che l'uomo possa commettere. Era l'affronto più grande perché l'uomo, che da sempre cercava di eguagliare le divinità - esseri immortali e come tali perfetti - non poteva permettersi in nessun modo di gareggiare con loro né di sfidarli.

Cassiopea peccò di superbia e le Nereidi offese si lamentarono del torto subito col dio Poseidone, che, per punire la vanitosa regina, scatenò la furia delle acque e mandò un mostruoso serpente marino a devastare il regno. Cefeo, il re, consultò l'oracolo di Zeus Ammone in Libia e la risposta fu che la sua unica speranza era sacrificare al mostro sua figlia Andromeda. I sudditi la incatenarono ad una roccia ai piedi di un faraglione, nuda con gioielli addosso perché il mostro ne fosse attratto e la divorasse. La vicenda prosegue con l'arrivo prodigioso di Perseo che salva la principessa dal mostro e ne chiede la mano.

Come per la maggior parte delle eroiche imprese che finiscono con la collocazione nel cielo dei simulacri dei protagonisti a ricordo della loro vicenda, così Poseidone colloca tra le stelle le immagini dei regnanti, della principessa e dell'eroe, con l'unica particolarità che Cassiopea in certe stagioni dell'anno si doveva capovolgere cosicché, mettendosi in ridicolo, scontava il suo affronto. Igino nell'Astronomia commenta: "per questo fatto Cassiopea fu rappresentata fra gli astri seduta su un trono. Ma a causa della sua empietà, appare, nella rotazione del cielo, con la testa in basso".


 
Cassiopea, la Ga...
Cassiopea, la Ga...

Cassiopea nell’U...
Cassiopea nell’U...

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 31, anno 2010)

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