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Aspettando il 21 dicembre 2012

articolo di Binnella Giacomo

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Nel corso del 2009, è stato dato ampio risalto, tramite saggistica, trasmissioni televisive, giornali e cinema, ad un tema che aleggiava già da parecchi anni in maniera soft: i Maya e la fine del mondo. Oltre ad alcune puntate televisive di Voyager, in particolare si sono dedicati all'argomento Roberto Giacobbo, conduttore della suddetta trasmissione Rai, autore del "2012 la fine del mondo?" e Paola Giovetti, giornalista proveniente dal campo parapsicologico, con "2012 fine del mondo o fine di un mondo?". Soffermiamoci sul primo saggio.

Giacobbo prende le mosse dall'antica cosmologia Maya che prevede cinque grandi ere cosmiche, ognuna della durata di 5125 anni, durante le quali avviene l'ascesa, lo sviluppo e il declino di una diversa razza umana. Sono già trascorse quattro ere, chiuse con grandi cataclismi: quella dell'Acqua, dell'Aria, del Fuoco e della Terra. La quinta, l'era dell'Oro, nella quale viviamo ancora per poco è l'ultima della serie ed è iniziata il 13 (o il 10 o il 12) agosto 3113 a. C. (o 3114 a.C.) e finirà il 21 dicembre 2012. Questa cosmogonia si fondava su una misurazione del tempo, probabilmente ereditata dai Tolmechi, che comprendeva tre calendari; i primi due erano basati su cicli di 52 anni ed il terzo, il Lungo Computo, comprendeva i primi due. Così lo descrive Giacobbo: "È un calendario cosmico, fondato sulla precessione degli equinozi, sulla distanza del nostro pianeta e dell'intero sistema solare dal centro della galassia e sui movimenti che questo compie all'interno della Via Lattea". Ci sembra un po' troppo per i pur abili astronomi maya.

Il Lungo Computo inizia da una data precisa, pur essendoci qualche incertezza dovuta al passaggio dal calendario Maya a quello gregoriano, indicata dai Maya come inizio della loro civiltà, il 13 agosto 3113 a.C. e termina dopo 1.872.000 giorni, durata di un'era del mondo, circa 5125 anni, il 21 dicembre 2012. Dato che i Maya non hanno calcolato il tempo oltre tale data, è presumibile che, trattandosi di una cosmogonia di tipo ciclico e circolare, con l'era successiva si ricominci daccapo. La particolarità di queste cinque ere è che, sommando la loro durata, 25.625 anni, si ottiene, secondo Giacobbo, il periodo di allineamento di Terra e Sole con il centro della Via Lattea. E, come se non bastasse, in quello stesso giorno, avverrà un altro rarissimo evento e cioè l'asse terrestre terminerà un giro precessionale iniziato circa 26.000 anni fa. Come sia possibile conciliare la lunga durata di questi moti millenari con l'individuazione di una data precisa per la loro conclusione rimane un mistero. Ce n'è comunque abbastanza perché Giacobbo si cimenti in un'operazione tanto suggestiva quanto fuorviante: trovare prove scientifiche o parascientifiche, che supportino avvenimenti catastrofici, che concludano la nostra era, possibilmente il 21 dicembre 2012.

I lettori avranno già capito che, conciliare una visione mitologica di una grande civiltà con una cronologia di tipo scientifico, è operazione destinata al fallimento, così come è accaduto quando si cercò di dedurre l'età della Terra dal racconto biblico della Genesi. I Maya, analogamente ad altra grandi civiltà, si pensi a quella Greca con il mito di Esiodo delle età dell'Oro, dell'Argento,del Bronzo, degli Eroi e del Ferro, a quella Vedica con le età del Sole, della Luna, del Tramonto e delle Tenebre o a quella, ancor più complessa e sofisticata, del ciclo cosmico Indù, il Manvantara, hanno elaborato una visione cosmica tradizionale, cioè simbologica, mitica, da sottoporre ad interpretazione esoterica e non scientifica. Il concetto che si vuol tramandare, sotto copertura mitica, è la progressiva "caduta" dell'uomo da uno stato di perfezione originaria a quello attuale. Tutto qui.

Cercare di sovrapporre una scansione temporale mitologica ad una scansione cronologica calendariale di tipo convenzionale, com'è quella del calendario gregoriano, sarebbe come cercare di misurare in chilometri l'altezza del Cielo delle stelle fisse di Dante. Dato che le prime quattro ere si sono concluse con un cataclisma, anche la quinta, la nostra, farà la stessa fine e quindi Giacobbo va alla ricerca dei possibili indizi che la confermino e la facciano presagire. Le strade intraprese sono due: una è quella profetica-mistica leggendaria, che vede la riproposizione di vecchi temi, lanciati negli anni '60 da P. Kolosimo ed Erich von Daniken, circa la visita della Terra da parte di astronauti extra-terrestri e, quindi, accanto ai Maya storici, ci sarebbero i "Maya galattici". Accanto alla pista extra-terrestre, viene poi proposta quella leggendaria, la profezia dei teschi di cristallo, 13 in tutto, che se ritrovati, sarebbero in grado di darci un'enorme conoscenza. Su questi temi, naturalmente, non si possono dare giudizi oggettivi.

Per la seconda strada, quella scientifica, si propone una serie di fenomeni geofisici e astronomici di indubitabile esistenza, a parte una misteriosa Cintura Fotonica, quali il rallentamento della Terra, l'indebolimento del campo magnetico terrestre collegato con una possibile inversione dei poli magnetici, le tempeste solari, il buco dell'ozono, il surriscaldamento planetario, il possibile impatto con un asteroide, e così via. Sono tutti fenomeni che la Terra ha già conosciuto da quando è nata ed ai quali ha reagito molto bene visto che, nonostante tutto, siamo arrivati a più di 6 miliardi. E non solo siamo cresciuti numericamente, ma anche le nostro coscienze si sono evolute e continueranno ad evolversi, giorno dopo giorno, senza salti. Se la nascita di un nuovo mondo comporta la fine del vecchio, ben venuta questa "distruzione". Forse è questo quello che volevano dire i Maya


 
 
 

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 30, anno 2010)

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