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La Grande Orsa del Cielo

articolo di Santinelli Alessio

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La versione completa dell'articolo è consultabile nella sezione Archeoastronomia e Mitologia

Imagini quel carro a cu'il seno
basta del nostro cielo e notte e giorno,
sí ch'al volger del temo non vien meno

Con le parole di Dante (Paradiso, XIII, 7-9) ci addentriamo a conoscere la storia di questa costellazione che, come spiegava il poeta, "al girare del suo timone", mai tramontava. Infatti, l'Orsa Maggiore è per definizione una costellazione circumpolare, cioè, ruotando intorno al polo celeste, resta sempre al dì sopra dell'orizzonte. Omero stesso ci fornisce una succinta illustrazione del cielo, rappresentato al centro dello scudo che il dio Efesto fabbricò per Achille, in cui descrive l'Orsa Maggiore come colei "- che chiamano anche Carro - l'Orsa che gira su se stessa rivolta ad Orione ed è la sola che non si bagna nelle acque di Oceano" (Iliade, XVIII, 478-489). Infatti, tuttora si indica il Gran Carro quando si fa riferimento alle sette stelle più luminose e che meglio si riconoscono nel cielo, mentre, si parla di Orsa Maggiore, quando si comprende l'intera costellazione, che sembra proprio definire le fattezze di un orso.

Nell'antichità, la costellazione che oggi è definita come Orsa Maggiore, venne identificata in svariati modi. Nelle famose tavolette MUL.APIN babilonesi, viene comunemente chiamata in sumerico MAR.GÍD.DA, corrispondente all'accadico Ereqqu, che indicava propriamente il Carro. Agli Arabi preislamici il lento moto delle sette stelle intorno al polo Nord celeste doveva suggerire l'immagine di un funerale: infatti, chiamavano "la Bara" le quattro stelle che ne formano il quadrato, mentre vedevano nelle tre della coda le figlie piangenti che seguivano il feretro. Per i contadini del continente euroasiatico l'immagine celeste suggeriva le fattezze di un "Aratro Celeste tirato da buoi" e, in effetti, questa è la rappresentazione più tipica che si riscontra per la costellazione. Germanico Cesare riferisce che le Orse erano anche chiamate aratri perché "la forma che più si avvicina alla figura formata dalle sue stelle è quella di un aratro". Infatti, Igino tramanda che i Romani stessi le vedevano come "sette buoi", Septem Triones, da cui deriva la parola "settentrione" che designa la parte boreale del cielo - dove effettivamente l'asterismo è situato - e per analogia anche l'emisfero nord della Terra.

In Grecia, il mito più popolare è quello di origine arcade, che vedeva nell'Orsa Maggiore le sembianze animalesche della ninfa dei boschi Callisto. Figlia di Licaone re d'Arcadia, il suo nome deriva da Kalliste "la più bella": dal greco kallista, superlativo di kalòs "bello". Era una compagna di Artemide e aveva fatto voto di restare vergine. Ma Zeus un giorno la vide e s'innamorò di lei. Sotto le spoglie di Apollo oppure di Artemide riuscì a chiudere la fanciulla nel suo abbraccio. Zeus (per farla sfuggire all'ira della sposa), oppure Era (perché aveva violato i suoi diritti coniugali), oppure ancora Artemide (perché aveva rotto il voto della verginità), trasformarono Callisto in orsa. Nella versione secondo cui responsabile della trasformazione fu Zeus, Era vendicò l'offesa subita convincendo Artemide a colpire l'orsa e Zeus mandò Ermete a salvare il bambino Arcade dal ventre della madre morente. In un'altra versione della storia, Callisto diede alla luce il figlio naturalmente e quando crebbe abbastanza da poter andare a caccia, si imbatte nella madre e al momento di scagliare il colpo fatale, "impedì l'Onnipotente - Zeus - il delitto e, sollevatili in aria con vento veloce, li pose nel cielo dove Callisto e il figlio divennero stelle vicine." Secondo Ovidio, Zeus trasformò madre e figlio in stelle e li pose nella costellazione dell'Orsa Maggiore e di Boote "il Bovaro". Eratostene nei Catasterismi dice che Zeus chiamò la madre Arctos "orso" e il figlio Arctophylax "il guardiano dell'orso", il cui nome viene conservato nella denominazione della stella Arcturos: la più luminosa della costellazione del Bovaro e di tutto l'emisfero celeste boreale. Ovidio inoltre racconta che, quando la rivale Callisto cominciò a brillare nel firmamento, Giunone (l'Era greca) adirata si recò nel mare dai vecchi tutori, la dea Teti e il dio Oceano, lamentandosi amaramente dell'affronto subito e pregando che "escludessero dal mare quelle stesse accolte nel cielo". Per questo motivo, spiega Igino, l'Orsa Maggiore non tramonta mai, condannata a girare perennemente nel cielo senza poter godere di un riposo nelle acque dell'oceano.


 
L’Orsa Maggiore,...
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Le Galassie M 81...
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 30, anno 2010)

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