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Orione: l'uomo, il mito, la storia

articolo di Santinelli Alessio

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La versione completa dell'articolo è consultabile nella sezione Archeoastronomia e Mitologia

Orione è la costellazione in cui meglio si fondono il tempo astrale e meteorologico e il tempo del mito e della storia, in quanto è una delle costellazioni più antiche (si ritrova spesso citata sia in Omero che in Esiodo), le sue stelle sono tra le più brillanti e riconoscibili del cielo notturno, e la sua ciclicità lo rende visibile solo dall'autunno alla primavera.

Da un punto di vista strettamente meteorologico, proprio il suo apparire in autunno, sembra voglia preannunciare la stagione umida delle piogge, ed in questo senso può essere spiegato il fatto che nella tradizione classica si ritrovi sovente appellato con aggettivi che ne danno un'accezione alquanto negativa. Sulla medesima valenza meteorologica, vengono creati attorno alla costellazione tutti quei racconti mitologici delle popolazioni a sud dell'equatore, in questo caso non più intesa come annunciatrice della pioggia invernale ma della stagione secca estiva. Un esempio può essere ricercato nel racconto di Asaré presso la tribù Sherenté del Brasile, in cui il giovane e i sette fratelli alla ricerca dell'acqua vengono identificati proprio con Orione e l'ammasso delle Pleiadi.

Da un punto di vista mitologico invece, sembra proprio che quasi tutte le popolazioni che si affacciavano sul bacino del Mediterraneo, siano concordi nell'attribuire alla costellazione la valenza di un gigante che si macchia di empietà. Nell'Antico Testamento Orione è appellato come Kesil, "empio", e alla costellazione viene associato il mito ebraico di Nimrod - probabilmente il dio Ninurta delle mitologie babilonesi - dove è descritto come un cacciatore, dotato di una forza straordinaria e grandi abilità, in virtù del dono della pelle che Dio aveva fatto per Adamo ed Eva. I Sumeri, i primi astronomi, chiamavano la costellazione di Orione, URU AN-NA "la luce del cielo", e la identificavano con il loro grande eroe Gilgamesh nell'atto di scontrarsi contro il Toro GUD AN-NA, "il toro del cielo". Nell'antico Egitto, la costellazione era identificata col dio del regno dei morti Osiride, dove la ciclicità tipica stagionale, che era segnata proprio dalla levata di Orione, era associata al delicato momento di passaggio, carico di attese e di paure, in cui si consumava la vittoria sulla morte e si celebrava la rinascita. Nel mondo greco, Orione era un gigante abilissimo cacciatore, figlio di Poseidone (il dio del mare) e Euriale (figlia di Minosse). Ricevette in dono di camminare sulle acque e arrivato a Chio, il re Enopione gli promise la mano della figlia Merope se avesse ucciso tutte le belve che infestavano l'isola. Il re non onorò la sua promessa, Orione si ubriacò, usò violenza alla ragazza ed Enopione lo accecò e lo fece precipitare da una roccia. Il gigante riuscì a raggiungere Lemno, e alla fucina di Efesto (il dio fabbro) chiese al giovane servo Cedelione di mettersi sulle sue spalle e di guidarlo; rientrò nel mare e dirigendosi con il viso rivolto ad oriente, verso il sole nascente, riconquistò la vista. Tornato a Chio per uccidere Enopione, non riuscì a trovarlo perché nel frattempo si era nascosto in un sotterraneo con l'aiuto di Efesto stesso. A questo punto si recò a Creta dove cacciò in compagnia di Artemide (la dea arciera sorella di Apollo) che lo uccise subito dopo vendicandosi di Eos (la dea dell'aurora), che era innamorata di lui. In tutte le versioni della morte di Orione, la dea Artemide gioca un ruolo importante. Morì per aver osato sfidare la dea al lancio del disco, oppure perché aveva usato violenza ad Opide, secondo lo Pseudo-Apollodoro, o ancora, perché mentre uccideva le belve che infestavano Chio cercò di usare violenza alla stessa Artemide che lo uccise per mezzo di uno scorpione (la versione è riportata nel Phenomena di Arato che conclude dando una motivazione tutta astrale del mito, in cui proprio la levata dello Scorpione corrisponde alla parte opposta al tramonto di Orione). Secondo una versione completamente diversa raccontata da Igino nell'Astronomica, Artemide stessa aveva deciso di sposarlo, ma il fratello Apollo le tese un tranello e indicandole un oggetto lontano nel mare la provocò dicendole che non sarebbe riuscita a colpirlo. Artemide lanciò il dardo e colpì il bersaglio e quando comprese di aver ucciso l'amato, lo pose in cielo tra le costellazioni. In un altro mito Orione è legato all'ammasso stellare delle Pleiadi appartenenti alla costellazione del Toro, le sette sorelle figlie del titano Atlante e dell'oceanide Pleione. Si racconta che il gigante vide in Beozia le sette sorelle, se ne innamorò e le inseguì con intenti amorosi. Le Pleiadi insieme alla madre Pleione fuggirono e Zeus per salvarle le pose in cielo sotto forma di stelle, dove ancora oggi il cacciatore sembra che le stia inseguendo.


 
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