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La Nuova Astronomia

articolo di Marini Alessandro

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Il 1609 fu un anno importante per l'Astronomia non solo perché Galileo rivolse per la prima volta il cannocchiale al cielo, ma anche per la pubblicazione, da parte di Keplero, del trattato Astronomia Nova. In quest'opera dell'astronomo tedesco Johannes Kepler, latinizzato in Giovanni Keplero, sono riportate due delle tre celebri leggi sul moto dei pianeti attorno al Sole.

Per la formulazione di tali leggi ebbero enorme importanza i dati raccolti da Tycho Brahe, in particolare quelli relativi al moto di Marte. Sulla base di essi, Keplero concluse che le orbite dei pianeti hanno forma non circolare, bensì di un'ellisse, in cui il Sole occupa uno dei due fuochi (prima legge). Accorgendosi poi che la velocità dei pianeti non era costante, spiegò che il segmento immaginario che unisce il Sole a un pianeta copre aree uguali in tempi uguali (seconda legge): quindi un pianeta si sposta più rapidamente quando si trova vicino al Sole, più lentamente quando è lontano.

La terza legge fu invece pubblicata più tardi, nel 1619, nell'opera Harmonices Mundi. Essa afferma che il rapporto tra il cubo del semiasse maggiore dell'orbita e il quadrato del periodo di rivoluzione è uguale per tutti i pianeti. Queste leggi empiriche possono essere usate, almeno in prima approssimazione, per descrivere il movimento di molti corpi celesti e hanno in seguito trovato il loro fondamento teorico nella legge di Gravitazione Universale.


 
 
 

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 27, anno 2009)

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