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Gli anelli di Newton

articolo di Masiero Sabrina

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Sarebbe divenuto famoso per la Legge di Gravitazione Universale, il Teorema Binomiale, le tangenti, il calcolo infinitesimale, il calcolo integrale e gli anelli che portano il suo nome. Isaac Newton, poco più che ventenne nel 1666, per i suoi primi esperimenti sulla luce usò i propri occhi.
Infilato un bastoncino appuntito nell'orbita, sotto il bulbo oculare, lo spinse indietro il più possibile e questo gli permise di vedere diversi cerchi colorati.
Cosa altrettanto pericolosa, trascorse ore fissando direttamente il Sole per vedere che effetto faceva. Il principale effetto fu che, per poco, non si accecò e dovette trascorrere diversi giorni in una stanza buia prima che gli tornasse la vista.

A quei tempi, nessuno sapeva quanto il Sole potesse essere pericoloso. In un'epoca di poco precedente quella di Newton, per localizzare la posizione della nave, i marinai utilizzavano un aggeggio chiamato "bastone di Giacobbe" che li costringeva a fissare direttamente il Sole. Questo faceva sì che molti capitani diventassero ciechi da un occhio. Tutti sanno che lo stesso Galileo Galilei perse la vista per il fatto che più volte aveva osservato il Sole ad occhio nudo, studiando il moto delle macchie solari. Oggi tutti sanno che non bisogna mai fissare direttamente il Sole, neppure con gli occhiali scuri, e che infilarsi bastoncini negli occhi è in genere una pessima idea.

Una volta guarito, Newton cominciò più saggiamente a compiere esperimenti facendo passare un raggio di Sole attraverso una fessura delle tende, in modo che incidesse su un prisma posto ad una certa distanza. Il prisma deviò il raggio di luce e lo proiettò su una parete formando uno spettro luminoso con i colori dell'arcobaleno. Scoprì così che la luce bianca non era pura, ma una mescolanza di vari colori (quelli dell'arcobaleno: viola, indaco, blu, verde, giallo, arancio e rosso), diversamente da quanto si pensava allora.

Il pericoloso esperimento dei bastoncini lo compì poco più tardi in modo completamente diverso, utilizzando una lente a contatto con una lastra di vetro attraversata dalla luce, ottenendo i cosiddetti "anelli di Newton", una variante più simpatica di quella ottenuta con i propri occhi.


 
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osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 27, anno 2009)

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