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Sulla Luna quarant'anni dopo

articolo di Morroni Massimo

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L'uomo è arrivato sulla Luna con le missioni Apollo della fine degli anni '60, ma poi si è fermato e ha lasciato il passo alle sonde automatiche. Oggi, ha deciso di tornare lui stesso sulla Luna, per poi proseguire verso Marte. L'annuncio, nel 2004, dell'Amministrazione americana di un nuovo programma dedicato alla Luna, ha dato grande impulso al processo.

Tutte le principali Nazioni, che hanno una politica spaziale e che, quindi, sono impegnate nella conquista dello spazio, si sono date o stanno dandosi come obiettivo primario il ritorno sulla Luna. La Cina ha lavorato per anni duramente per acquisire la capacità di mandare astronauti in orbita con le proprie forze e alla fine ci è riuscita. L'India ha seguito da vicino. E anche Russia e Giappone sono della partita. L'Europa ha una lunga tradizione scientifica e non ha solamente cominciato una sua riflessione sul programma lunare: le competenza tecniche di base sono già pronte per essere sviluppate nel momento in cui sia il supporto politico che le risorse necessarie saranno disponibili.

Anche per l'Italia, e per l'industria italiana, c'è posto in questo contesto altamente competitivo, perché il nostro Paese ha un'eccezionale tradizione in campo spaziale: è tra i paesi fondatori delle organizzazioni spaziali europee ed è il terzo contribuente dell'Agenzia Spaziale Europea. Inoltre, l'Italia si è costruita una relazione preferenziale con gli Stati Uniti, com'è testimoniato dai numerosi progetti comuni, quali i programmi bilaterali tethered satellites, Iris, la missione Cassini verso Saturno ed il ruolo preminente dell'industria italiana nella Stazione Spaziale Internazionale.

La Luna è particolarmente adatta a divenire un laboratorio sperimentale, perché relativamente vicina e ci si può anche servire della ISS, la Stazione Spaziale Internazionale, come eventuale scalo intermedio. Ci si potrà abituare a vivere lontano dalla Terra ed a svincolarci dalle orbite basse e ci si potrà preparare alla colonizzazione di Marte, se non a missioni umane in zone ancora più remote. Sarà un banco di prova unico della risposta del corpo umano in situazioni di ridotta forza di gravità. Le sperimentazioni riguarderanno anche sistemi chiusi di supporto ecologico e biologico alla vita, per arrivare all'autonomia ed indipendenza degli equipaggi dal supporto esterno.

A questo proposito, recenti osservazioni hanno rilevato la quasi sicura presenza nelle regioni polari del pianeta di enormi quantità di ghiaccio, da cui si pensa di ricavare acqua, ossigeno e, ricombinando ossigeno ed idrogeno, combustibile per una comunità umana. Al polo Sud, poi, vi è una zona che è assolata per oltre il 75% del periodo di rotazione della Luna ed è in vista della Terra: sarebbe l'ideale per istallarvi pannelli solari e sistemi di comunicazione. Altre sperimentazioni saranno focalizzate sulle nuove tecnologie per il trasporto spaziale, quali quelle "fuel-less" (ad esempio la propulsione elettrica ed elettromagnetica, le vele spaziali, l'ascensore spaziale lunare). Ma l'aspetto di determinante rilievo è la presenza sulla Luna di enormi giacimenti di minerali, quali titanio, alluminio e ferro, per citarne solo qualcuno. Un'altra risorsa lunare di particolare interesse è rappresentata dall'Elio 3. Mentre sulla Terra questo gas è rarissimo, sul nostro satellite è presente a tonnellate. Gli scienziati ritengono che sarebbe un combustibile pulito per reattori a fusione nucleare, in quanto la sua utilizzazione produrrebbe una quantità di scorie radioattive irrilevante.

Le motivazioni scientifiche stimolano il ritorno sulla Luna, ma da sole non sarebbero sufficienti per giustificare costi e rischi. Gli investimenti delle missioni Apollo furono legittimati da motivazioni politiche legate alla guerra fredda, oggi permangono ragioni geostrategiche e di supremazia, ma sono collegate strettamente alla ricerca e allo sfruttamento di nuove risorse. D'altra parte, tra le misure per contenere il riscaldamento del pianeta, proposte ai Governi dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) a maggio 2007, c'è il ricorso alle fonti rinnovabili e, soprattutto, al nucleare.

Le risorse della Luna potrebbero darci un forte aiuto nell'applicazione di queste misure. In particolare, se risulterà conveniente estrarre e trasportare sulla Terra l'Elio 3, ci sarà offerta la capacità sia di produrre energia nucleare con scarse emissioni serra che di diminuire la dipendenza dalle fonti energetiche fossili, causa prima del rialzo delle temperature. Comunque, ci sono ampie possibilità di produzione e trasporto di energia solare, con un'efficienza decisamente superiore e non paragonabile con quella possibile sulla Terra per svariati fattori.


 
L'astronauta Ald...
L'astronauta Ald...

L'equipaggio del...
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osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 27, anno 2009)

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