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Archeoastronomia: Templi celesti preistorici

articolo di Binnella Giacomo

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Nel precedente articolo si accennava alle miriadi di torri megalitiche sarde, i nuraghi, orientate verso punti astronomici significativi. L'archeoastronomia nasce proprio dallo studio di questi complessi megalitici disseminati un po' in tutta Europa il più famoso dei quali rimane quello di Stonehenge, costruito in Inghilterra in un periodo che va all'incirca dal 2500 a.C. al 1700 a.C. Nello stesso periodo gli astrologi-astronomi-sacerdoti della Mesopotamia scrutavano il cielo dall'alto delle loro piramidi a terrazze chiamate ziqqurat così come avveniva nella penisola dello Yucatan in Messico. Funzione analoga potrebbe aver avuto la Grande Piramide di Giza e tutto il complesso di cui fa parte che, per la sua complessità, merita una trattazione specifica.

Tornando a casa nostra, vediamo di approfondire le caratteristiche e le possibili funzioni che potrebbero aver svolto queste antiche torri megalitiche. E' difficile pensare che, ad eccezione di poche che sono chiaramente rocche fortificate della preistoria, avessero principalmente una funzione di carattere militare, per lo meno all'origine. Chiunque le abbia visitate capisce immediatamente che rifugiarvisi dentro non era un'idea molto intelligente. Da un punto di vista politico l'uso difensivo dei nuraghi è ancor meno sostenibile in quanto la convivenza dei Nuragici con i Fenici e i Sardi che abitavano le città della costa era pacifica.

I Nuragici erano sì un popolo guerriero, ma le guerre le facevano, probabilmente per professione, al di là del mare. C'è da notare che le fortificazioni che circondano alcuni nuraghi sorgono solo nel V sec. a. C. ed alcune di esse sono state espugnate dai Romani. Tutti gli altri nuraghi, costruiti tra l'inizio del secondo millennio e il IV sec. a.C., hanno probabilmente costituito dei punti di riferimento con funzioni astronomiche per le genti in cui erano divisi i Nuragici attorno ai quali sorgevano i loro centri. I nuraghi hanno generalmente una sola apertura di accesso con orientamento non casuale, come risulta per 107 di essi; in molti casi sono orientate in direzione dei punti in cui sorgevano Sirio e Rigil Kent nelle epoche corrispondenti all'anno 2000 e all'anno 1000 a.C. Il collegamento tra nuraghi e culti astrali e solari è rafforzato dal ritrovamento di molti altari vicini alle torri megalitiche alcuni dei quali sono chiaramente orientati verso il punto di levata del Sole nel solstizio d'estate, così come al Sole o ad altra sorgente luminosa, rimanda la radice nur, luce in cananeo, corrispondente alla semitica or.

Se l'ipotesi dei nuraghi come osservatori astronomici non può basarsi su prove certe, di sicuro ha dalla sua, oltre a quelli già citati, altri indizi a favore: la necessità dei Nuragici, comune a tutte le altre antiche civiltà, di fondare la propria vita sulla base di un calendario affidabile e quindi di origine astronomica; la presenza sul territorio di innumerevoli pozzi sacri legati a culti lunari e delle acque sotterranee. C'è inoltre la prova certa che queste popolazioni si riunivano annualmente in un determinato giorno nel luogo sacro della Giara di Serri. Come avrebbero potuto, si chiedono gli archeoastronomi, determinare tale ricorrenza se non avessero avuto nozioni di astronomia e, di conseguenza, adeguati osservatori astronomici?

L'autore è ex-docente di Scienze al Liceo Classico "C.Rinaldini" - Ancona


 
Stonehenge (da W...
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Il luogo sacro d...
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 27, anno 2009)

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