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Un'eclisse nel deserto dei Tartari: Spedizione nel deserto di Gobi, lungo il 45° parallelo, sul confine tra Mongolia e Cina.

articolo di Rosoni Stefano

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Quando si verifica una eclisse totale di Sole, il luogo dove osservarla scaturisce da considerazioni geografiche, ambientali e logistiche, nell'intero percorso che l'ombra della Luna disegna sulla Terra: per l'eclisse del 1° agosto 2008 questo iniziava dalle isole canadesi settentrionali, attraversava la calotta polare artica, la Siberia e la Mongolia, per finire la sua corsa nel deserto di Gobi in Cina.

Ho quindi organizzato una spedizione, aperta a tutti anche a livello internazionale, in quella località della Mongolia occidentale che si trova più a sud nell'ambito del corridoio percorso dall'ombra della Luna, proprio dove la linea centrale attraversa il confine con la Cina, in pieno deserto di Gobi: un'arida, vastissima ed interessantissima regione asiatica dai molteplici aspetti ambientali. L'obiettivo della missione era fra le creste della sottile catena di montagne che taglia il deserto lungo il 45° parallelo, su uno degli oltre 15 cucuzzoli individuati, dentro un'area di circa 3x15 km al confine con la Cina, tutta su cime adiacenti, alte dai 2100 ai 3000 metri. Da tutta quella zona la vista dall'alto domina il fondovalle del deserto per centinaia di chilometri nelle due direzioni del corridoio d'ombra, e pertanto era credibile poter osservare, prima e dopo la totalità, gli effetti scenografici dell'ombra della Luna che corre sulla superficie della Terra, mentre si avvicina e mentre si allontana. Tuttavia, se inizialmente avevano aderito soltanto 8 italiani, coi quali avevo pur definito insieme tanti dettagli, rinunciando poi questi uno dopo l'altro, scelsi all'ultimo momento di viaggiare con il gruppo eclisse dell'UAI.

Come sempre bene organizzati e guidati dalla Prof.ssa Anna Maria Sambuco e dal Dr. Marzio Lauto, gli amici dell'UAI erano in partenza da Milano Malpensa per Ulaanbaatar il 22 luglio alle 8.30, ed il volo, ridotto al minimo indispensabile, ha avuto un solo scalo intermedio di poche ore nell'aeroporto Tegel a Berlino. Imbarcati poi in un boeing 737 della compagnia mongola MIAT siamo giunti in un balzo unico alle 6 del mattino ora locale (le 00 di Berlino, quindi saltando completamente il riposo notturno) nello spoglio aeroporto della capitale mongola Ulaanbaatar, che purtroppo è situata molto più ad est della fascia di totalità, nientemeno che 1700 km, distanza che affronteremo poi su sterrato a bordo della fuoristrada. Sbrigate le formalità doganali, io sono stato prelevato dalla mia guida mongola Nyamaa, mentre il gruppo dell'UAI seguiva il suo referente in Mongolia, il friulano Ippolito Marmai.

Dopo una breve visita dei diversi templi buddisti e della città, che peraltro è molto interessante da scoprire, l'indomani, iniziando un viaggio indimenticabile di quindici giorni, affrontiamo la Mongolia nei suoi aspetti più selvaggi: la steppa, le grandi pianure (tra le quali abbiamo incontrato diverse antiche rovine e addirittura un dolmen con dodici pietre disposte a cerchio), la montagna ed infine il Gobi, condividendo in 4 compagni di viaggio l'unica fuoristrada e pernottando in tenda. C'erano il venticinquenne Geoffrey Sims da Sydney, entusiasta fino all'ultimo dell'idea di assistere alla grandiosa scenografia che avevo preannunciato ed un'ex maestrina londinese di 64 anni oltre alla nostra guida Mongola Nyamaa, con la sua fuoristrada giapponese, una Toyota Land Cruiser 4x4; solo nel deserto di Gobi ci seguirà poi, per sicurezza, un suo amico con una seconda jeep russa UAZ 4x4.

Arrivati al nostro sito, per il fatto che quella stessa zona giace proprio al confine con la Cina (paese col quale è in permanente e reciproco contenzioso) oltre all'obbligo di procurarci i permessi militari per l'accesso all'area di confine, di consegnarli con i passaporti alla relativa caserma militare ivi posta a presidio e di accamparci sotto il suo controllo, nei due giorni precedenti l'eclisse, avevamo la proibizione di esplorare liberamente la zona (dovevamo ogni volta girare guidati dai militari, che decidevano le destinazioni per noi) e vari altri disagi come la proibizione di raggiungere i famosi cucuzzoli e di fare fotografie. Tutto ciò ha reso la permanenza al confine molto pesante, e proprio il giorno dell'eclisse, a dispetto dei permessi già ottenuti, i militari ci hanno negato la salita sull'unico migliore cucuzzolo panoramico (2850 m) peraltro già esplorato nei giorni precedenti, e anche su tutti gli altri possibili alternativi intorno, tanto che siamo dovuti rimanere al livello della pianura, ai piedi dei monti dove eravamo accampati con le tende (1750 m). Addio grandioso scenario dall'alto con l'ombra della Luna che corre sulla Terra! Dai militari c'era da aspettarselo: non c'è legge, loro hanno le armi, e ognuno è re sulla propria collinetta. Comunque anche lì un bello scenario di montagne c'era e l'eclisse in cielo l'abbiamo vista ugualmente, riprendendola nel migliore dei modi possibili: Geoffry ha realizzato una multiesposizione col grandangolare ed io invece molte foto coi teleobiettivi: alcuni dei nostri risultati sono riportati in questa pagina.


 
 
 

L’anello di diam...
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 26, anno 2009)

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