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La teoria del tutto

articolo di Veltri Mario

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Da oltre un secolo i fisici inseguono un mito. Si tratta della cosiddetta "Teoria del tutto", cioè la ricerca di una legge che, unificando la teoria della relatività e la teoria dei quanti, metta insieme in un'unica origine le quattro forze oggi note: gravitazionale, elettromagnetica, nucleare debole e nucleare forte. L'origine unica delle teorie fisiche attualmente accettate è da tempo oggetto di studio da parte di illustri scienziati. Albert Einstein ha dedicato a questa ricerca gli ultimi anni della sua vita. In uno dei suoi tanti scritti sul'argomento si legge: " …fin dagli inizi è stato sempre presente il tentativo di trovare una base teorica di unificazione per tutte quelle scienze distinte, consistente in un minimo di concetti e di relazioni fondamentali, dai quali tutti i concetti e le relazioni delle singole discipline possano venir derivate logicamente. Questo è ciò che intendiamo quando si parla della ricerca di un fondamento per tutta la fisica".

Da qualche mese gli scienziati sono con il fiato sospeso. Sembra che sia apparso all'orizzonte un novello Einstein. Si tratta del giovane fisico americano Antony Garrett Lisi, che ha pubblicato su Internet uno studio di una trentina di pagine dal titolo "Una straordinariamente semplice teoria di ogni cosa". Per spiegare il suo progetto, al quale sta lavorando da otto anni, Garrett Lisi utilizza una figura geometrica a 248 facce, chiamata "Gruppo di simmetria E8". Molti fisici hanno espresso apprezzamento per il lavoro di Garrett, ma attendono il giudizio finale dagli esperimenti che saranno effettuati con l'acceleratore di particelle LHC (Large Hadron Collider) di Ginevra, che tra non molto entrerà in funzione e che, come dice il premio Nobel Carlo Rubbia, sarà in grado di svelare la natura della materia "accomunando la fisica dell'infinitamente piccolo delle particelle elementari e quella dell'infinitamente grande della cosmologia".


 
Gruppo di simmet...
Gruppo di simmet...

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 23, anno 2008)

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