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Evento Tunguska

articolo di Veltri Mario

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Con la denominazione "Evento Tunguska" si intende la misteriosa esplosione di un corpo celeste, avvenuta il mattino del 30 giugno del 1908, lungo il bacino del fiume Tunguska, nella taiga siberiana russa. Misteriosa perché, a cento anni dall'evento, non è stato ancora possibile definirne tutti gli aspetti e, tanto meno, individuare nell'area qualche cratere da impatto.

L'ipotesi dell'esplosione, che dovrebbe essere avvenuta a circa otto km dal suolo, resta la più accreditata. Sulla natura del corpo esploso, due ipotesi appaiono le più plausibili: un meteorite o il nucleo di una piccola cometa. Gli scienziati russi propendono per la cometa, quelli americani per un meteorite roccioso. Entrambe le ipotesi presentano delle contraddizioni, che, né le simulazioni al computer, né i calcoli matematici, sono riusciti a eliminare. Non esistono comunque dubbi sul reale verificarsi dell'evento, anche se la raccolta di dati, le testimonianze e le spedizioni per il riscontro delle tracce lasciate sul terreno iniziarono con molto ritardo a causa della impervietà della zona, acquitrinosa e quasi disabitata.

Il geologo russo Leonid Kulik, negli anni 1927-30 organizzò una serie di spedizioni che raccolsero testimonianze ed evidenziarono alcune tracce rimaste sul terreno circostante a quello che egli, in un primo momento, individuò come epicentro dell'evento. Nel 1938, dall'esame di 1500 fotografie scattate da un aereo, Kulik si convinse che l'epicentro dell'esplosione non fosse uno solo. Nelle notti successive al 30 giugno 1908 furono osservati fenomeni di luminosità diffusa nel cielo, simili a quelli prodotti dall'eruzione del Krakatoa. Tali fenomeni, osservati anche da comuni cittadini di un'area molto vasta (dalla Gran Bretagna alle regioni del Caucaso), impedirono ad alcuni osservatori astronomici di svolgere il loro servizio fotografico notturno. I sismografi registrarono scosse di terremoto, i barografi registrarono improvvise variazioni, mentre il campo magnetico terrestre subì delle interferenze.

Le spedizioni scientifiche nel bacino di Tunguska ripresero nel dopoguerra, ma senza risultati apprezzabili. Una spedizione guidata dal prof. Wilhelm Fast negli anni Settanta procedette al rilievo meticoloso dell'orientamento di un campione di 140 mila tronchi d'albero abbattuti (la taiga russa subì una devastazione per duemila km quadrati) e arrivò alla conclusione che l'epicentro fosse uno solo. Sui tronchi di alcuni alberi sopravvissuti, intrappolate nella resina, sono state rilevate un considerevole numero di particelle cosmiche (prof. Galli dell'Università di Bologna). Studiosi e ricercatori di questa Università hanno partecipato, su invito, ad una spedizione nel 1991 e ne hanno organizzata un'altra nel 1999. Ora, Giuseppe Longo, fisico nucleare dell'Università di Bologna, e Luca Gasperini del Consiglio Nazionale delle Ricerche, per i cento anni dall'evento, si apprestano a promuovere un'ulteriore spedizione, per esplorare un piccolo laghetto di 300 metri di diametro, convinti che esso sia stato prodotto da un frammento legato all'evento Tunguska.


 
Alberi abbattuti...
Alberi abbattuti...

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 23, anno 2008)

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