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Beppo Occhialini, uno scienziato marchigiano alla scoperta dell'Universo invisibile

articolo di Battistelli Francesco

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Forse non tutti sanno che nelle Marche è nato uno dei più grandi fisici del XX secolo: Giuseppe Occhialini, nato a Fossombrone il 5 dicembre 1907, è stato insieme a Bruno Rossi un pioniere della ricerca italiana sui raggi cosmici, quella pioggia di particelle che, senza che ce ne accorgiamo, cade continuamente su di noi dallo spazio, portandoci il ricordo e la traccia di eventi lontani e catastrofici come le supernove. I raggi cosmici ci permettono quindi di studiare particelle ad altissime energie non raggiungibili nemmeno nei più potenti acceleratori.

Per valutare l'importanza e il peso delle sue ricerche, è sufficiente notare che queste sono state determinanti a far ottenere due premi Nobel a Patrick Blackett nel 1948 (per le scoperte con la camera a nebbia nel campo della fisica nucleare) e a Cecil Powell nel 1950 (per la scoperta del pione). A tale proposito Bruno Pontecorvo disse che il modo più sicuro di ottenere il prestigioso premio era quello di lavorare insieme a lui... Ma Occhialini, detto "Beppo" da amici e colleghi, non fu solo un grande scienziato: oltre ad essere un uomo dalla personalità poliedrica e dai molteplici interessi al di là della fisica, è stato un grande formatore di giovani ricercatori.

Assistente del direttore dell'Istituto di Fisica a Firenze, Occhialini lavorò sulla fisica dei raggi cosmici al Cavendish Laboratory di Cambridge. Qui applicò le camere a nebbia sviluppate a Firenze e insieme a Blackett nel 1932 identificò nei raggi cosmici alcuni eventi di produzione di coppie elettrone-positrone previsti dalla teoria di Dirac, fornendo la prima prova dell'esistenza dell'antimateria. Dopo una parentesi in Brasile, alla fine della Seconda Guerra Mondiale si recò al Wills Laboratory di Bristol, dove sviluppò la tecnica di rivelazione tramite emulsioni fotografiche. A Bristol scoprì insieme a Powell e Lattes il pione (o mesone π), la particella prevista dalla teoria di Yukawa e associata alle interazioni forti che tengono insieme neutroni e protoni nei nuclei. Tornato in Italia nel 1950, dopo qualche anno ottenne la cattedra di fisica avanzata dell'Università di Milano, dove trascorse il resto della sua vita continuando a occuparsi di fisica delle particelle e di fisica spaziale. Morto a Parigi il 30 dicembre 1993, partecipò attivamente ai programmi del CERN e dell'ESA e fu precursore dell'osservazione dello spazio nei raggi X e γ, tanto che in suo onore il primo satellite italiano per lo studio dei raggi gamma, in orbita dal 1996, è stato chiamato "Beppo-Sax".

In occasione del centenario della sua nascita, una mostra ripercorre la sua vita e le sue ricerche nel campo della fisica delle particelle: dal 31 marzo al 30 giugno il Museo del Balì di Saltara (a pochi chilometri da Fossombrone) ospita la mostra "Giuseppe Occhialini, uno scienziato alla scoperta dell'Universo invisibile", realizzata in collaborazione della Società Italiana di Fisica, dell'Università di Milano-Bicocca, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e dell'Istituto Nazionale di Astrofisica. La mostra, oltre a ripercorrere la vita di Occhialini grazie anche ad un filmato-intervista in cui vengono descritti da amici e colleghi alcuni aneddoti sul suo carattere, illustra e documenta lo studio dei raggi cosmici, ed espone alcuni strumenti originali funzionanti, come la camera a nebbia e il microscopio con lastre d'emulsione nucleare, utilizzati per visualizzare la traiettoria delle particelle. Tra le altre cose sono presenti un modello del satellite "Beppo-Sax" e alcuni strumenti e modelli di apparati inviati in orbita sui satelliti artificiali che hanno studiato il cosmo.

Per raggiungere il Museo è sufficiente prendere la superstrada Fano-Roma e uscire a Calcinelli di Saltara, seguendo le indicazioni per la Villa del Balì, che si raggiunge poco dopo aver attraversato il paese di Saltara. L'antica villa, già dotata dal medioevo di 4 torrette per l'osservazione del cielo, è stata ristrutturata nel XVIII secolo e ospita al suo interno:

  • il Museo della Scienza, che illustra in postazioni interattive fenomeni fisici e naturali che riguardano la meccanica, l'ottica, l'acustica e l'elettromagnetismo;

  • un planetario di 8 metri da 50 posti, dove vengono presentati i movimenti principali del cielo che i nostri avi conoscevano bene e che ci sono ormai preclusi dall'eccessiva illuminazione delle nostre città;

  • un osservatorio astronomico, dotato di un telescopio Ritchey-Chrétien da 400 mm e di un riflettore da 120 mm provvisto di filtro solare H-alpha.

È quindi un'occasione per avvicinare i ragazzi (e non solo loro) alla scienza sperimentale e all'osservazione della volta celeste, nonché di conoscere più da vicino uno dei fisici più importanti del secolo scorso, nato a pochi passi da casa nostra. Per avere qualche informazione in più consultare il sito www.museodelbali.org


 
L'autore dell'ar...
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L'entrata del Mu...
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osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 21, anno 2007)

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