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Il Disco di Nebra

articolo di Marini Alessandro

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Si ritiene che il Disco di Nebra sia la più antica rappresentazione del cielo a noi pervenuta. Il prof. Goffredo Giraldi, Presidente dell'Associazione "Aristarco di Samo" e già membro del consiglio Direttivo dell'A.M.A., ha compiuto un'approfondita ricerca su questo misterioso oggetto e ne ha parlato in varie conferenze; ad Ancona ha presentato i risultati dei suoi studi il 14 aprile a Palazzo Bottoni, nell'ambito del ciclo di incontri di astronomia organizzati per l'anno 2007 dall'Associazione Marchigiana Astrofili e dalla Prima Circoscrizione del Comune di Ancona.

Il Disco ha un diametro di circa 32 cm ed è di bronzo, con decorazioni in oro; anche se alcuni ne mettono in dubbio l'autenticità, risale probabilmente all'Età del Bronzo. Particolari sono anche le circostanze della sua scoperta: alcuni tombaroli lo hanno dissotterrato per caso, nelle vicinanze della città tedesca di Nebra, nel 1999. Assieme ad esso sono stati trovati altri oggetti, tra cui spade e pezzi di un possibile bracciale, grazie ai quali è stato possibile stabilire che il Disco è stato sotterrato attorno al 1600 a.C. e che la sua realizzazione è forse di due secoli antecedente. Purtroppo il manufatto è stato danneggiato dall'azione corrosiva del terreno e dall'incompetenza degli scavatori abusivi. Salvato dalle grinfie dei ricettatori nel 2001, è divenuto oggetto di studio di archeologi, astronomi e ricercatori ed è ora di proprietà di un museo tedesco.

Il Disco di Nebra è decorato con placche dorate, probabilmente simboli celesti e religiosi. Si pensa che le placche circolari più piccole rappresentino le stelle e in particolare un gruppetto di sette stelle ricorda l'Ammasso Aperto delle Pleiadi, nella costellazione del Toro. La placca circolare più grande, danneggiata dalle picconate degli scopritori, potrebbe rappresentare il Sole o la Luna Piena, mentre una falce dorata ricorda la Luna crescente. Sui bordi erano presenti due archi dorati, detti archi dell'orizzonte, aggiunti successivamente alla fabbricazione e dei quali uno solo ne è rimasto. Tali archi misurano 82 gradi, pari alla distanza angolare misurata lungo l'orizzonte, tra i punti di levata (o di tramonto) del Sole durante i due solstizi, alla latitudine di Nebra: il Disco sarebbe quindi un calendario solare . Sul bordo inferiore c'è un altro arco d'oro, aggiunto presumibilmente per ultimo e identificato con una barca solare: nei popoli antichi era diffusa la credenza che il Sole al tramonto scendesse sotto l'orizzonte e risalisse il mattino successivo a bordo di una barca. Lungo la circonferenza del disco ci sono quaranta fori, la cui funzione non è stata compresa.

Quella illustrata dal prof. Giraldi è solo una delle interpretazioni del Disco e richiederebbe uno spazio maggiore di una pagina di Pulsar per una sua trattazione completa. L'opera è comunque indice delle capacità e della cultura di una civiltà mitteleuropea dell'Età del Bronzo. Il colore originale dello sfondo del Disco era marrone scuro, ma oggi a causa della corrosione è verdastro. I soci del Gruppo "Aristarco di Samo" ne hanno realizzato una copia, cercando di ricostruirlo come doveva essere in origine, e il prof. Giraldi ha mostrato la riproduzione al pubblico nel corso della sua esposizione. Altre interpretazioni sono state date e altre ancora verranno proposte in futuro: il Disco di Nebra è un reperto di grande interesse storico e scientifico e di notevole fascino, che non potrà lasciare indifferenti gli studiosi di archeoastronomia.


 
Foto del disco d...
Foto del disco d...

 
 

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 21, anno 2007)

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