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Paolo Andrenelli e l'astronomo dilettante

articolo di Veltri Mario

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Il termine astrofilo letteralmente significa amante dell'astronomia. Nel Grande Dizionario Enciclopedico della Lingua Italiana della U.T.E.T., alla parola astrofilo viene però attribuita la definizione di astronomo dilettante. A me sembra che tale definizione non sia del tutto appropriata in considerazione del fatto che, nell'uso comune, il termine astrofilo comprende certamente gli astronomi dilettanti, ma non per questo tutti gli astrofili sono astronomi dilettanti. Comunque la maggior parte degli astrofili, si può dire, sono astronomi dilettanti, cioè sanno utilizzare gli strumenti per l'osservazione degli astri, sono operativi e si dedicano all'attività astronomica non per professione o lucro, ma per soddisfazione personale.

L'occhio umano, al limite, può essere considerato un mezzo di osservazione e gli antichi scrutatori del cielo, prima della scoperta del telescopio, vanno considerati astronomi a tutti gli effetti. La differenza tra astronomo dilettante e astronomo professionista nasce dopo la scoperta del telescopio con la costruzione dei primi osservatori pubblici. Gli astrofili contemplativi, a rigore, non andrebbero considerati astronomi dilettanti. Il Leopardi de Le Rimembranze (Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea / tornare ancor per uso a contemplarvi / sul paterno giardino scintillanti…), va perciò considerato un astrofilo. E gli studiosi di Astronomia, come definirli? Si possono chiamare astrofili?

Di Astronomi dilettanti e di Astrofili con la A maiuscola ve ne sono tanti e se ne potrebbe fare un lungo elenco. Mi chiederete perché sollevo tante sofisticherie. Vi dirò che lo faccio perché di tanto in tanto mi vengono alla memoria amici astrofili scomparsi, che sarebbe più giusto chiamare astronomi dilettanti. Uno di questi era Paolo Andrenelli, ingegnere di origine anconetana, docente di Elettrotecnica in un istituto industriale di Firenze, prematuramente scomparso come l'altro amico Paolo Senigalliesi, cui è intitolato il nostro osservatorio. Paolo Andrenelli veniva spesso ad Ancona e in tali occasioni facevamo delle lunghe chiacchierate, anche sulla differenza di significato tra astrofilo e astronomo dilettante.

Il manuale L'astronomo dilettante, scritto da Andrenelli, è stato lo strumento formativo per diverse generazioni di astrofili. Ancora oggi circola tra gli appassionati di astronomia, autocostruttori di telescopi o lo si trova su qualche bancarella di libri usati. Abbiamo assistito alla trasformazione di molte cantine, scantinati o garage in officine, e di molte soffitte, terrazze o balconi in punti di osservazioni del cielo. La maggior parte degli astronomi dilettanti passano dall'osservazione ad occhio nudo, all'autocostruzione del telescopio, alla ricerca di oggetti celesti interessanti, alla realizzazione di veri e propri osservatori, che consentono loro di seguire, in maniera sistematica e programmata, i fenomeni celesti.

Ecco, questo è l'astrofilo, cui Andrenelli indirizzava il suo manuale, pubblicato nella collana di enciclopedie pratiche Sansoni nel 1968. Assieme a Guglielmo Righini, direttore dell'Osservatorio di Arcetri, egli aveva fondato nel 1958 l'Associazione Astrofili Fiorentini, una delle prime in Italia. Paolo Andrenelli è stato uno dei padri nobili della rinata Unione Astrofili Italiani (UAI) degli anni Settanta, di cui fu presidente fino al Congresso di Ancona del 1976, ove mi passò la mano. Insieme abbiamo lavorato alla nascita, nel 1974, di "Astronomia", la rivista dell'Unione Astrofili Italiani, lui come direttore responsabile, io come redattore.


 
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Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 21, anno 2007)

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