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Ricordo di Paolo Senigalliesi

articolo di Morroni Massimo

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Son passati esattamente venti anni dalla scomparsa di Paolo. Non sono pochi, eppure avvertiamo ancora molto il vuoto che ci ha lasciato e, soprattutto, sentiamo bene i valori che ci ha trasmesso e che ci hanno arricchito.

Sentiamo bene il valore della sua ottima preparazione. Lui era un astrofilo, ma non come noi. Mentre infatti noi eravamo dei dilettanti, lui era ad un livello superiore: il suo metodo rigoroso sia nel condurre le osservazioni che nell'eseguire i calcoli, lo elevava notevolmente al di sopra di noi, tanto che era arrivato a pubblicare i risultati delle sue ricerche anche in riviste scientifiche. Dell'astronomia possedeva una passione ed un gusto profondi; in pratica, questa scienza era una componente irrinunciabile della sua vita. Riusciva a cogliere le fattezze degli astri anche nel quotidiano, come quando paragonava le spirali delle galassie con le volute dell'acqua insaponata che se ne va nel lavandino.

Usava ancora la calcolatrice programmabile, la Texas, con le tesserine magnetiche; a volte la accendeva la sera, la faceva lavorare per tutta la notte e, al mattino, aveva le soluzioni pronte che cercava. I computer, che lui chiamava "calcolatori", non si erano ancora molto evoluti e non avevano le caratteristiche per svolgere calcoli scientifici. Erano stati costruiti e si erano diffusi, infatti, soprattutto per eseguire calcoli finanziari, ma questo per lui non era un limite invalicabile: Paolo li "addomesticava", nel senso che riusciva a farli lavorare come voleva lui.

Il suo interesse principale era per il pianeta Giove, che seguiva visualmente da anni con il telescopio che si era costruito con le proprie mani; passione che condivideva con l'amico toscano Marco Falorni. Quante mappe della sua superficie avrÓ tracciato, quante notti avrÓ trascinato il suo strumento sul terrazzo, l'avrÓ puntato su quel dischetto luminoso e avrÓ registrato le infinitesime variazioni delle sue opache e fluide bande. Nei primi anni Ottanta le sonde spaziali arrivarono attorno al pianeta gigante; giunsero le foto ravvicinate della superficie e lui si entusiasm˛, ma non cess˛ l'osservazione, affermando giustamente che rimaneva sempre necessaria, in quanto monitoraggio continuo e non occasionale come quello delle sonde.

Queste sere
non posso guardare Giove
che con riverenza,
sapendo
che ora lo hai
veramente
raggiunto

Sentiamo bene il valore della sua infinita modestia. Non si metteva mai in mostra e, quando ogni tanto usciva involontariamente dalla sua penombra, subito stupiva tutti per la meticolositÓ e la chiarezza di quanto esponeva. Conosceva assai bene l'astronomia, in tanti dei suoi aspetti, e riusciva ad essere nello stesso tempo profondo e interessante per chi lo ascoltava. Bastava infatti un piccolo spunto per costruirvi, ogni volta, una intrigante dissertazione. Sembra ancora di vederlo, con l'immancabile matita in mano, a tracciare grafici e diagrammi, a scrivere formule; per ogni caso, anche il pi¨ intricato, si prendeva tempo e, immancabilmente, ti forniva la giusta soluzione.

Sentiamo bene la profonditÓ del suo senso dell'amicizia e della cordialitÓ, che lo portava sempre a dire di sý, anche se ci˛ gli avesse comportato dei sacrifici. Quando c'era da fare qualcosa, anche di impegnativo, era sempre in prima linea e non si tirava mai indietro. Un esempio per tutti: stava giÓ male quando, aspettando il passaggio della cometa di Halley, volle terminare il tracciato dell'orbita relativamente ai punti di maggior avvicinamento alla Terra. Ed erano calcoli, applicazione di formule, uso dell'inchiostro di china, di lucidi e di trasferibili, nelle mani tremolanti di chi ormai aveva capito in che stato fosse arrivato.
Fino all'ultimo non cedette e, con tutte le sue forze, reagý faticosamente, ma duramente e con decisione al male, che purtroppo prevalse. Anche noi sperammo fino alla fine: ci sembrava impossibile, assurdo che non gliela potesse fare. Poi, passata la cometa e persisi i suoi deboli bagliori estivi, egli non arriv˛ per due giorni all'equinozio autunnale di quel lontano 1986.

La luna
a noi familiare,
alla quale
facilmente
ci appressavamo,
oggi
sembra
lontana!


 
Paolo Senigallie...
Paolo Senigallie...

 
 

Una riunione del...
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osservatorio
Questo articolo Ŕ stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 19, anno 2006)

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