home page - novità - mappa - link AMA - Associazione Marchigiana Astrofili - Ancona

Missione Stardust

articolo di Rinaldo Carlo

per vedere tutte le immagini selezionare una delle anteprime

Stardust - Polvere di stelle: stavolta non si tratta di un musical, ma di una eccezionale operazione scientifica: portare sulla Terra particelle della cometa 81P/Wild e materiale interstellare. Sul nostro pianeta, come su Marte, Venere e Titano, l'atmosfera trasforma continuamente rocce e liquidi, quindi nessun materiale presente sul nostro pianeta è più "originario", ma è stato tutto modificato in questi 4,65 miliardi d'anni. Invece la cometa Wild è considerata un buon banco di prova per le teorie esposte sino ad oggi, in quanto è un corpo che ha avuto un lungo periodo orbitale e quindi è stata esposta poche volte a un'intensa radiazione solare. LA MISSIONE La sonda STARDUST, della lunghezza di 1,66 m e del peso di 380 kg, è stata lanciata da Cape Canaveral il 7 febbraio 1999. L'attraversamento della coda della cometa Wild-2, è avvenuto il 2 gennaio 2004 a oltre 270 milioni di chilometri di distanza dalla Terra e a soli 300 chilometri di distanza dal nucleo della cometa stessa. Qui la navicella "estrasse" un congegno simile a una racchetta da tennis, contenente un nuovo materiale, l'aerogel, che intrappolò le minuscole particelle di polvere che lo colpivano senza alterarle. Nel corso della missione l'altra faccia della racchetta ha raccolto le polveri dello spazio interstellare.

IL RECUPERO
Dopo un viaggio durato sette anni l'aerogel con la polvere di stelle è stato inserito in una capsula di rientro, del peso di 46 kg, sganciata dalla sonda Stardust a poco più di un centinaio di chilometri dalla Terra. In seguito l'apertura dei paracaduta ha fatto atterrare la capsula indenne nel deserto dello Utah, il 15 gennaio 2006. La sonda Stardust, che ha girato tre volte intorno al Sole, non ha ancora esaurito la sua missione ed andrà a collocarsi in un'orbita solare permanente.

L'AEROGEL
Le particelle sono state catturate da un setaccio, grande come una racchetta da tennis, con 132 spazi rettangolari pieni di "Aerogel". L'Aerogel è il solido più leggero che si conosca. Il suo peso è di poco superiore a quello dell'aria, e gli scienziati l'hanno paragonato ad un pezzo di nebbia miracolosamente rappreso. Costituito al 99% di aria, ha una trasparenza che rasenta l'invisibilità. Sembra che stringere tra le dita un pezzettino di questo materiale dia una sensazione mai provata prima, come se vista e tatto improvvisamente si scollegassero per la sua quasi assenza di peso. L'aerogel viene usato nelle costruzioni aeronautiche ed astronautiche, oltre che nelle ricerche sulla fisica delle particelle. Per le proprietà isolanti è impiegato nelle tute e giacche indossate dagli astronauti della Nasa.

IL MICROSOPIO VIRTUALE
Il disco di aerogel, del diametro di una quarantina di centimetri, è stato fotografato in dettaglio con oltre un milione e mezzo d'immagini, ognuna delle quali riferita a un'area più piccola di un granello di sale. I granelli di polvere cometaria dovrebbero essere abbondanti e facilmente riconoscibili, ma quelli di origine stellare, forse meno di una cinquantina, sono così piccoli (millesimi di millimetro) da essere difficilissimi da individuare. Per questo la NASA ha chiamato a raccolta astronomi e astrofili di tutto il mondo perché partecipino alla caccia, esaminando le immagini dell'aerogel con una specie di microscopio virtuale, che ogni "cacciatore" potrà sfruttare collegandosi a Internet dal computer di casa. Senza questa grande partecipazione, la ricerca delle particelle avrebbe richiesto agli esperti della Nasa almeno venti anni di lavoro.

LE RICERCHE SCIENTIFICHE
Quando guardiamo l'immagine di una cometa è come se avessimo davanti una biblioteca che raccoglie materiali sulla storia del sistema solare da oltre quattro miliardi e mezzo di anni. Dall'esame della polvere catturata si spera infatti di poter rispondere ad alcuni degli interrogativi fondamentali sull'origine della vita e dell'universo. La polvere interstellare è il primo materiale che giunge a terra dalla Via Lattea: se ne attendono informazioni sui processi che avvengono all'interno di stelle distanti, supernove, giganti rosse o stelle di neutroni, che generano polveri ma anche elementi importanti per la vita, carbonio, azoto e ossigeno.


 
 
 

 
 

 
 

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 18, anno 2006)

> ritorna alla pagina precedente
> ritorna alla home page