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Radioastronomia all'Osservatorio "Senigalliesi"

articolo di Palmieri Fabio

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È domenica 4 settembre 2005, sono ormai le 16 (ora locale) e sono qui a fianco dell'Osservatorio "Senigalliesi" per la prima vera sessione di misura radioastronomica.
Il ricevitore definitivo (consigliato dalla NASA, sì, quella di Cape Canaveral) non è ancora pronto, ma per oggi va bene l'ICOM 726.
Ebbene sì, questa mattina abbiamo finito di installare l'antenna per cercare di ricevere i segnali radio che provengono dal cielo. Ma come siamo arrivati qui?
Il sottoscritto, Fabio, è iscritto da molti anni all'Associazione Marchigiana Astrofili, e la passione per la radio è più antica. Marco, che è stato coinvolto da me, è tecnicamente molto preparato, ha anche una notevole predisposizione per le cose pratiche, e soprattutto è curioso; grazie a questa sua ultima caratteristica, sono riuscito a creare questo duo dove la tecnica radio si orienta a ricevere segnali di una tipologia diversa dal solito.
Era da molto tempo che nell'Associazione si parlava di radioastronomia, e qualche socio aveva costruito dei radiotelescopi, ma nessuno era stato installato a Pietralacroce.
Lo scorso inverno, dopo aver ascoltato un paio di riunioni divulgative organizzate dalla A.M.A., parlando con Vittorio Marcelloni, vengo a sapere che a Pietralacroce è aumentato lo spazio, non all'esterno (quello non è mai mancato), ma al coperto. Con lo scopo di dare anche un aspetto "radio" all'attività astronomica dell'A.M.A., chiedo la possibilità di occupare uno spigolo con degli apparati radio.
Questi apparati saranno la testa di ponte per partire con la nostra avventura radioastronomica. Infatti i primi aspetti da affrontare e risolvere sono di aspetto elettrico, un salvavita magnetotermico non affidabile da cambiare, una seconda linea di alimentazione per eventuali dispositivi sempre accesi; i secondi problemi sono di aspetto meccanico-radioelettrico, un primo palo con due antenne e la trasmissione sperimentale per vedere se il sito ha disturbi o interferenze.
Devo dire che risolti gli aspetti elettrici, dal punto di vista radio, l'area di Pietralacroce si è rivelata "tranquilla" e di conseguenza io e Marco siamo partiti con la parte radioastronomica.
Un obiettivo è stato quello di contenere il costo del sistema a livelli più bassi possibile, sia perché non volevamo chiedere all'Associazione dei fondi, sia perché in un'attività amatoriale si potrebbe tentare di realizzarla con materiali "surplus".
Ma un'altra domanda era la più "interessante": che tipo di attività radioastronomica realizzare?
Il ragionamento che abbiamo seguito a questo punto è stato il seguente:
- Che tipo di segnale possiamo ricevere dalle radiosorgenti?
- Rumore, quello che possiamo ricevere non è altro che fruscio.
- La tipologia del segnale cambia al cambiare della frequenza?
- No, sia che ascoltiamo a 18 MHz, sia che ascoltiamo a 10 GHz, sentiamo solo del fruscio.
- Per analizzare il segnale abbiamo il software?
- Si, per analizzare il segnale ricevuto abbiamo il software.
- Quali sono le frequenze alle quali è più facile ricevere?
- Quelle più basse, le HF o le VHF (le HF vanno dal 3 MHz a 30 MHz, le VHF vanno da 30 MHz a 300 MHz).
- Se si volesse partecipare ad una campagna di misura con altri appassionati c'è la possibilità?
- Sì, per esempio per ascoltare Giove, esiste la community RadioJove.

Alla luce di queste considerazioni, si delinea il progetto.
- Frequenza di lavoro: da 18 a 20 MHz.
- Oggetto/i della ricezione: Giove e il Sole.
- Antenna usata: dipolo.
- Software di analisi: Radio-SkyPipe 1.2.12.
I vantaggi di questa scelta sono molteplici:
- abbiamo il ricevitore già pronto, poi una volta pronto quello fatto apposta, sarà ancora meglio.
- L'antenna non è difficile da realizzare ed i pali che servono oggi potranno essere usati per altri progetti domani.
E quindi si passa alla fase di ricerca dei materiali: pali in vetroresina per la parte fuori terra, pali in ferro per la parte sotto terra, cordini in nylon per tendere il dipolo, viti, bulloni, tutti già usati e dichiarati obsoleti (nel senso che dovevano essere dismessi) dai vecchi utlilizzatori.
Ieri, sabato, è iniziata l'opera di installazione dei pali per tenere il dipolo a circa 40 gradi di inclinazione, così da avere il piano di massima radiazione del dipolo parallelo all'equatore celeste.
Stamattina i lavori sono terminati ed oggi abbiamo provato a fare i primi ascolti. Rimando i risultati di questa prima sessione ad un prossimo articolo.


 
Apparecchiature ...
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osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 16, anno 2005)

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