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Il mistero degli oggetti transnettunani

articolo di Veltri Mario

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Sono una studentessa del Liceo Scientifico “Cambi” di Falconara, fieramente astrofila. Il mio nome è Cecilia Raffaeli. Leggo PULSAR e vorrei cogliere l’occasione per rivolgere alcune domande al prof. Veltri. Mi pare che negli ultimi anni si sia intensificato il dibattito sui tre principali corpi scoperti e catalogati, al di fuori dell’orbita di Nettuno. Sto parlando di Plutone (con il suo satellite Caronte), di Quaoar e di Sedna. È Quaoar, soprattutto, a stimolare la mia curiosità: mi chiedo di che tipo di corpo si tratti e per quale motivo il più recente Sedna, che sembra appartenere alla nube di Oort, venga considerato come un potenziale pianeta e Quaoar no.

Cara Cecilia, mi congratulo con te per l'interesse che stai maturando verso l'Astronomia.
L'argomento su cui vorresti un mio chiarimento, cioè la natura dei corpi transnettuniani, è ricco di domande ma povero ancora di risposte certe e richiederebbe un lungo discorso, anche alla luce delle più recenti scoperte, che io qui non posso fare. Tu stessa parli di dibattito che va avanti ormai da tempo, precisamente dal momento della scoperta di Plutone (1930) che, a tutt'oggi, alcuni astronomi non considerano un vero e proprio pianeta. E se non si è d'accordo su Plutone, figuriamoci sugli altri corpi (che sono tanti!) scoperti successivamente, la cui maggior parte orbita in una zona al di là di Nettuno chiamata "fascia di Kuiper"o più tecnicamente KBOs (Kuiper Belt Objects), dal nome di un illustre astronomo che si è occupato di planetologia comparata ed in particolare di satelliti e di atmosfere dei pianeti.
Oltre la "fascia di Kuiper", che si estende tra le 30 e le 500 UA, all'estremo confine del sistema solare, si trova la nube di Oort da cui si pensa abbiano origine le comete e che si estende dalle 1000 alle 100000 UA.
Oggi viene affacciata anche l'ipotesi che le comete a corto periodo possano avere origine dalla KBOs.
Circa la natura degli oggetti transnettuniani solo di recente si sono potute ottenere informazioni precise sulla loro superficie utilizzando la camera NICMOS del Telescopio Spaziale Hubble o altri telescopi a grande apertura come quello situato a Mauna Kea nelle Hawaii. L'osservazione di Caronte, individuato per la prima volta sotto forma di una protuberanza di Plutone nel 1978, è resa difficile, anche con telescopio di grande apertura, per l'estrema vicinanza dei due oggetti (solo 20 mila km). Il sistema Plutone-Caronte può essere considerato come un corpo doppio di comune origine. Un po' di sconcerto ha provocato nella comunità scientifica la scoperta che la superficie di Caronte risulta ricoperta di ghiaccio di acqua allo stato cristallino, mentre la superficie di Plutone risulta essere ricoperta di ghiaccio di metano.
Gli oggetti transnettuniani oggi conosciuti e classificati con nome proprio, sono: Plutone (2252), Caronte (1250), Sedna (1985), Quaoar (1395), Ixion (1095), Varuna (940). Altri sono individuati con una sigla e sono all'esame dell'apposita commissione dell'Unione Astronomica Internazionale per la classificazione e l'assegnazione del nome suggerito dallo scopritore. Essi sono: 2002 AW 197 (1035), 2002 TX 300 (1020), 2003 UB 313 (3300), 2004 DW (1530). I numeri tra parentesi indicano la dimensione approssimativa del diametro.
Al di là di Nettuno esistono oggetti misteriosi come Sedna che, per la sua orbita (perielio 76 UA, afelio 928 UA, eccentricità 0,849), non appartiene né alla KBOs, né alla nube di Oort, ed altri di dimensioni notevoli, come UB 313, che attendono di avere perlomeno un nome. Per poter dare a tutti questi oggetti il giusto posto nell'ambito del sistema solare occorrerebbe innanzi tutto definire che cos'è un pianeta da un punto di vista scientifico. Nel frattempo continueremo a chiamarli planetoidi, pianeti minori o pianetini.
Per saperne di più occorre attendere l'elaborazione dei dati della sonda NASA Pluto-Kuiper Express, inviata verso la KBOs per esplorare gli oggetti transnettuniani e avere conferme circa le origini del sistema solare. Ciò si sta facendo anche attraverso l'esplorazione del nucleo delle comete che si pensa sia costituito da materiale di risulta della nebulosa primitiva, da cui è nato il sistema solare, spinto verso le estreme periferie nella fase in cui nel Sole si innescò la reazione nucleare dell'idrogeno in elio e iniziò quel periodo di grande turbolenza che ancora oggi è presente, anche se attenuato, ed è conosciuto col nome di vento solare.


 
Rappresentazione...
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Sedna a confront...
Sedna a confront...

 
osservatorio
Questo articolo è stato pubblicato sul giornalino Pulsar (numero 16, anno 2005)

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