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Vacanze a Kastellorizo nell'ombra della Luna


Ma dopo l’8 settembre 1943, quando l’Italia stremata dalla guerra chiese un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate, e la richiesta fu accolta, l’esercito tedesco diede la caccia agli Italiani come traditori, provocando la fuga di quelli ancora presenti sull’isola, bombardando duramente e distruggendo molte case ed opere costruite dagli Italiani. Infatti oggi si vedono tante case distrutte, ed anche il castello è completamente diroccato.

Successivamente l’esercito inglese occupò Kastellorizo, togliendola ai Tedeschi e deportando in Turchia, in Australia, in Canada e negli USA quasi tutti gli abitanti civili ed oriundi, per poi distruggere all’insaputa di tutti le loro case e le altre opere costruite dagli Italiani, incendiandole, e questo vandalismo operato dagli inglesi è stato tenuto segreto per molto tempo nelle sfere diplomatiche.

Prima della guerra c’erano 14.000 abitanti, ma adesso ce ne sono circa 200. Quattro anni più tardi l’isola fu ceduta alla Grecia con il trattato di pace.

7. Breve illustrazione storica

Il nome di quest'isola deriva dall'italiano Castello Rosso, e risale al passato medievale: un tempo l'isola fu una base per i Crociati di San Giovanni, provenienti da Venezia, che la fortificarono insediandovi un presidio sulla strada per le terre sante. Ci fu un tempo in cui passò al Sultano dell'Egitto ma poi ritornarono ancora gli Italiani sotto il comando borbonico del Regno di Napoli. Il suo nome in greco è invece Meghisti che vuol dire "La Massima", la maggiore delle isole che si stringono insieme di fronte alle coste della Turchia. Le altre due sono Ro e Stronghilì, disabitate, isole che offrono diverse occasioni di libertà in un ambiente comunque arido e prevalentemente inospitale.

Gli Italiani fecero la loro prima apparizione sull'isola nel corso del ventesimo secolo nel periodo coloniale, durante il quale costruirono molte opere di valenza sociale, architettura ed ingegneria, e la gente, sia lì che a Rodi, ricorda ancora quel periodo. Tutto il Dodecanneso è stato italiano tra la prima e la seconda guerra mondiale. Il porto aveva una certa importanza perché era una base per idrovolanti (per questo è rettangolare).

Il novecento non è quindi stato un secolo felice per Kastellorizo, basti pensare al grande esodo che si verifichò allora verso gli Stati Uniti e l'Australia, facendo passare la popolazione dai circa 19 mila abitanti degli anni '20 agli appena 300 della fine della seconda guerra mondiale, ai 200 attuali. Si concluse ancora peggio se si pensa al calvario della guerra a cui l'isola fu costretta a causa del presidio fascista e della ferocia dei Tedeschi e degli Alleati.

La scuola elementare conta oggi 43 bambini. Per le scuole superiori i ragazzi devono recarsi nelle altre isole, come Rodi. Camminando qua e là si trovano ruderi infestati da erbacce con un cartello piantato nel mezzo e la scritta: on-sale, Call Australia, Sidney, ed il numero di telefono. Questo perché durante e dopo la guerra i 14.000 abitanti di Kastellorizo sono emigrati in Australia, in Canada o negli Stati Uniti.

I segni dell'abbandono ormai quasi secolare sono molto profondi e segnano irrimediabilmente il piccolo centro abitato: lo svuotamento demografico ha determinato il declino delle attività più fiorenti sull'isoletta, la pesca della spugna ed il commercio con i Greci dell'Asia Minore. Appena 2 dei sette quartieri del centro sono abitati mentre il resto sconta gli effetti di un rapido degrado. Lo stesso Castello Rosso che sovrasta il porticciolo, bombardato dai Tedeschi e dagli Alleati nella seconda guerra mondiale e da allora gravemente rimaneggiato, non riesce a uscire dalla costante dell'abbandono a cui è sottoposto l'intero territorio.

Nondimeno il centro attorno a Mandraki rimane sobrio ed elegante, molto caratteristico nella sua semplicità. Emana una certa malinconia per il suo isolamento, ma nel complesso piace: Little Paris sulla costa, vicoli lastricati strettissimi, mercati rionali che ricordano il periodo italiano, la cattedrale sicuramente curiosa di Ayios Kostantinos e Eleni, la Moschea a ridosso del porto e il leggendario hammam sul "kastro", le piccole aree archeologiche e le panoramiche dall'alto della fortezza sono posizioni molto suggestive che ripercorrono le strade un po' oniriche fatte nel film dalla ciurma di Abbatantuono, e se questo incantesimo presto si esaurisce tra le stradine che dal porticciolo portano alla cattedrale ed al fortino sulla cima del colle, tuttavia offre panoramiche di primissimo livello e romantici tramonti agli animi contemplativi.

Se il periodo coloniale italiano si concluse tragicamente, le cose andarono decisamente meglio nella successiva presenza italiana sull'isola, con Diego Abbatantuono e la troupe di Salvatores in scena a girare uno dei più popolari lungometraggi degli anni '90, il "Mediterraneo". Da allora Kastellorizo tenta timidamente la via del turismo puntando soprattutto su un pubblico italiano.

Il turismo non fa fatica a trovare soluzioni e sistemazioni tra tanti affittacamere improvvisati, mentre è attivo pure qualche albergo (per es. il Polos, 22241-49302 ed il Meghisti, 22241-49272, 49219, 49220). Attraversare lo stretto che separa l'isola dalla Turchia è una tentazione continua, passati i tre giorni canonici di permanenza a Kastellorizo, ma viene il giorno della visita culturale ai siti archeologici Turchi, e allora si prende una barchetta e si va a Kas che dista in linea d’aria solo qualche chilometro. Ottimo mare, ovunque uno si sposti, sia qua che sugli isolotti un po’ al largo, Ro e Stronghilì. Le grotte marine di Fokiali (Parastas) sono tra le più interessanti della Grecia: la stanza principale, decorata di stalagmiti e stalattiti è lunga all'incirca 75 m, larga una quarantina e alta 35 e può essere visitata in barca. Nel medioevo fungeva da tana di pirati mentre oggi è l’habitat di tartarughe e foche.

A parte poche auto private ed un taxi non esistono trasporti pubblici sull'isola, e le distanze si fanno soprattutto a piedi.