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MITOLOGIA DELLE COSTELLAZIONI

Perseo, l'eroe volante

di Alessio Santinelli (2011)

Perseo è il terzo eroe greco immaginato nel firmamento celeste dopo Orione ed Ercole. E' il personaggio che più ha fatto sognare per la sua mirabolante impresa la cui eco riecheggia ancora oggi tra le stelle. Si vede infatti accompagnato da altre cinque figure (Andromeda, Cassiopea, Cefeo, Ceto e Pegaso) che campeggiano a semicerchio nel cielo e sono protagoniste della sua avventura; un' immortale storia d'amore destinata a vivere ancora tra i lenti movimenti celesti.


Perseo nel Firmamentum Sobiescianum del 1690 di Johannes Hevelius
(http://www.astroala.it/didattica/costellazioni/perseus.htm)

E' una costellazione visibile da luglio a marzo, ma è tipica del cielo autunnale, in quanto culmina allo zenit a mezzanotte del mese di novembre. Confina a nord con Cassiopea, a est con l'Auriga, a ovest con Andromeda e il Triangolo e a sud con il Toro. La costellazione estendendosi per una lunghezza di 28° è una delle più ampie e le sue stelle principali che vanno da δ a η Persei disegnano una linea curva detta segmento di Perseo.

 
Immagine presa da Starry Night

La costellazione di Perseo, per la sua particolare posizione in una zona attraversata dalla Via Lattea, veniva definita dagli antichi col termine "colore della polvere" o secondo Arato "il sollevatore della polvere celeste", in virtù del suo perenne lottare contro Medusa che sembrava dover agitare una gran quantità di polvere stellare (1, p. 275; 8, p. 141). L'eroe infatti, rappresentato nell'atto di brandire con la mano destra la spada levata sul capo e con la sinistra la testa mozzata di Medusa, è colto nel momento culminante della sua impresa, quando cioè ha tagliato la testa della gorgone e superbamente la protende contro il mostro marino che sta per ingoiare Andromeda.

  • α Mirfak (m. 1,79) è detta "il gomito delle Pleiadi" secondo un'abbreviazione del nome preislamico della stella mirfaq al-thurayya, in quanto, secondo la tradizione beduina, faceva parte di una grande costellazione preislamica dal nome kaff al-thurayya al-yumna al-mabsuta, "la mano destra distesa delle Pleiadi". Quest'ultima si estendeva dal Toro attraverso Perseo fino a Cassiopea, mentre la mano sinistra chiamata al-kaff al-jadhma, "la mano amputata", arrivava fino alla costellazione della Balena. Due mani o braccia che dipartivano dalla testa che era vista nell'ammasso delle Pleiadi appunto. α Persei veniva chiamata anche Algenib da al-janb, "il fianco", usata nell'Almagesto di Tolomeo per descrivere questa stella proprio nella posizione in cui doveva trovarsi il busto dell'eroe nel cielo.
  • β Algol (m. 3,4 - 2,1) in arabo veniva chiamata ras al-ghul, "la testa del demone", in quanto lì Tolomeo colloca la testa di Medusa. Questa stella è il prototipo della classe delle stelle binarie a eclisse, in cui due stelle vicine si eclissano periodicamente mentre orbitano intorno ad un baricentro comune. In questo caso le eclissi si registrano ogni 2,87 giorni e la magnitudine apparente quindi varia da 2,1 a 3,4. La variabilità di Algol fu scoperta nel 1667 da Geminiano Montanari e il suo periodo da John Goodricke nel 1782.
  • γ Persei situata tra il busto e la spalla destra dell'eroe, è una binaria (m. 2,91) dove si trova il radiante delle meteore dette Perseidi. Queste si osservano intorno al 12-13 agosto quando la costellazione di Perseo si leva all'orizzonte in direzione nord-est. La credenza popolare volle ribatterle col nome di "lacrime di san Lorenzo" in quanto in quel periodo cadeva la festa in onore del Santo, cioè il 10 agosto. Erano immaginate infatti ora come le lacrime di dolore di San Lorenzo durante il supplizio, ora come le scintille del fuoco che ardeva sotto la graticola del suo martirio che, levatesi miracolosamente in cielo, ricomparirebbero ogni anno all'indomani della festa del Santo e la loro visione - per la portata miracolosa dell'evento - esaudirebbe un desiderio.
  • NGC 1499 (AR 4h 01m; DEC. +36°37') è la nebulosa California. E' situata nei pressi di ξ Persei e fu scoperta nel 1884 da Edward Emerson Barnard che la chiamò così per la sua particolare forma che ricorda lo stato statunitense omonimo. Ha una debole luminosità superficiale ma è molto facile da fotografare.
  • NGC 869 e 884 (AR 2h 20m; DEC. +57°10') è il doppio ammasso di Perso localizzato al di sopra di η Persei, nel punto in cui è situata la mano destra dell'eroe che brandisce la spada. Si tratta di due ammassi stellari aperti visibili ad occhio nudo, tanto che il primo scopritore fu Ipparco di Nicea nel 130 a.C. (1, pp. 275-278; 2, pp. 120-121; 8, pp. 144-145; 10, pp. 101-102).

Immagine presa da Planetario di A. Cattabiani


(http://www.atlascoelestis.com/Bayer sospende.htm)

Nelle tavolette MUL. APIN babilonesi la costellazione è denominata "Il vecchio", nella forma sumerica SU.GI e reso in accadico col termine sibu. Qui Perseo era collocato al terzo posto insieme ad altre trentadue costellazioni comprese in quella porzione di cielo visibile da 17° in su che veniva definita come il "sentiero di Enlil" (5, p. 137; 6, p. 345). Gli astronomi arabi chiamavano la costellazione Hamil Ral al Ghul, cioè "colui che porta la testa del mostro", riferito alla stella β Persei in cui vedevano un demone del deserto che assaliva i viaggiatori e li divorava. Per gli ebrei era Rosh ha Satan, "la testa di Satana" o Lilith, la prima donna o moglie di Adamo che venne demonizzata perché ripudiata dal marito per non avergli ubbidito.

Nel Coelum stellatum christianum di Julius Shiller Perseo prese le sembianze di San Paolo apostolo in virtù della spada che li accomuna e la stella, che rappresentò a lungo un'essenza demoniaca, divenne al contrario il Libro Santo. (1, pp. 277-278).


San Paolo Apostolo nel Coelum Stellatum Christianum del 1627 di J. Schiller
(http://www.atlascoelestis.com/epi schiller 2011.htm)

Tra gli antichi greci Perseo era considerato un eroe, cioè quel personaggio sospeso tra storia e leggenda, modello di ogni virtù e prototipo di colui che ottiene la vittoria con la forza, il coraggio e la saggezza. Gli eroi, in quanto semidèi cioè nati dall'unione tra dèi e mortali, si elevavano rispetto ai comuni esseri umani, e la loro condizione, se da una parte permetteva loro di affrontare le sfide più ardue e risultarne vincitori, dall'altra li destinava alla morte e al perenne ricordo di se e delle loro imprese. Pertanto, è proprio "attraverso le leggende degli eroi che la mitologia degli dèi si incontra con la storia degli uomini"; una storia che ha ricevuto il suo fondamento, il suo ordine, la sua stabilità grazie alle gesta eroiche compiute dagli eroi nel passato mitico. Infatti, è da ricercare proprio dietro a questi epiche battaglie tra eroi e mostri, lo scontro tra la forza civilizzatrice e la natura ferina, tra lo stato civile e la barbarie, in un momento in cui un racconto, che aveva il sapore di una favola bella, era sicuramente più efficace per la comprensione dei meccanismi sociali (7, pp. 159-161, 9, pp. 71-73).


Perseo nell'Uranometria del 1603 di Johann Bayer
(http://www.atlascoelestis.com/Bayer sospende.htm)

Secondo la leggenda, Perseo nacque dall'unione di Zeus con Danae, figlia di Acrisio re di Argo. A quest'ultimo fu predetto dall'oracolo che non avrebbe potuto avere figli maschi e che il nipote lo avrebbe ucciso, così rinchiuse la figlia in una torre dalle porte di bronzo e vi mise a guardia dei cani ferocissimi. Zeus, invaghitosi della fanciulla, si trasformò in pioggia d'oro che, passata tra i pertugi del tetto, le penetrò nel grembo e le generò un figlio, Perseo. Quando Acrisio seppe della nascita del bambino, non volle credere che fosse Zeus l'artefice ma il fratello Preto re di Tirinto, che già in passato aveva mosso avance a Danae; così rinchiuse madre e figlio in un arca che abbandonò tra le onde del mare. Zeus protesse il viaggio dei due fino all'isola di Serifo, dove furono trovati da un pescatore chiamato Ditti, che portò madre e figlio fortunatamente illesi presso la corte del fratello Polidette. Perseo fu allevato nella casa del pescatore, e quando raggiunse la maggiore età difese la madre dalle pretese di Polidette che la voleva in sposa. Per togliere di mezzo il giovane, Polidette finse di voler sposare Ippodamia di Pisa e pretese da tutti i sudditi un cavallo come dono nuziale. Perseo non avendo soldi chiese quale altro dono avrebbe potuto fargli e il re pretese la testa di Medusa.

Questa viveva insieme alle sue sorelle Steno e Euriale nell'estremo occidente, nella terra degli Iperborei, ma al contrario di queste che erano immortali lei era mortale. Medusa non fu sempre un orrendo mostro dalla testa piena di serpenti e dallo sguardo pietrificante; le tre sorelle erano chiamate le Gorgoni ed erano creature dal bellissimo aspetto. Fu tramutata in un mostro allorquando la dea Atena la scoprì commettere adulterio col dio Poseidone in un tempio a lei dedicato. Memore dell'odio atavico nei confronti del mostro Atena aiutò Perseo nella sua impresa e lo condusse dapprima nella città di Dietterione nell'isola di Samo, dove lo istruì su come uccidere Medusa, e gli donò un lucentissimo scudo affinché non dovesse mai incontrare direttamente il suo sguardo. Anche Ermete fece un dono all'eroe e gli diede un falcetto di adamante, col quale avrebbe potuto decapitarla. Altri oggetti che avrebbero potuto aiutarlo erano custoditi dalle Ninfe Stige e le uniche che erano a conoscenza del luogo in cui si trovassero erano le Graie, tre sorelle dal corpo di cigno con un solo occhio e un solo dente in comune, sorelle delle Gorgoni. Le Graie si trovavano in una grotta sul monte Atlante e con l'inganno Perseo riuscì a farsi dire dove si trovassero le Ninfe Stige. Una volta raggiunto il luogo, l'eroe ottenne i sandali alati, la sacca magica per contenere la testa del mostro e l'elmo di Ade che rendeva invisibili e volò alla volta della terra degli Iperborei. Trovò le Gorgoni addormentate tra statue di uomini pietrificati e, guidato da Atena, con un colpo di falce tagliò la testa di Medusa, che nascose prontamente dentro la sacca; con indosso l'elmo di Ade, si allontanò senza essere visto dalle due sorelle che nel frattempo si erano destate dai rumori.


Perseo nell'Uranographia del 1801 di Johann Bode
(http://www.ianridpath.com/startales/perseus.htm)

Dalla testa di Medusa balzarono fuori due creature nate dall'unione con Poseidone; Crisaore, il guerriero dalla falce d'oro e Pegaso, il cavallo alato, che fu domato successivamente da Bellerofonte quando dovette affrontare la Chimera. Durante il viaggio di ritorno a Serifo Perseo, sorvolando sopra la Filistia, si imbatté in Andromeda, incatenata ad uno scoglio e pronta ad essere sacrificata al mostro marino a causa della vanagloria di sua madre Cassiopea, regina di Ioppa. Perseo stipulato l'accordo per cui se avesse ucciso il mostro avrebbe sposato la ragazza, si levò in cielo e decapitò il mostro che si era lasciato trarre in inganno dall'ombra dell'eroe sulle onde. Perseo e Andromeda, nonostante una prima riluttanza da parte della regina alle nozze, si unirono in matrimonio e volarono alla volta di Serifo, dove videro la madre Danae e Ditti rifugiati in un tempio per sfuggire alle brame di Polidette. Così l'eroe estrasse il dono nuziale promesso e tramutò tutti gli astanti in pietra.

Portata a termine l'impresa donò la testa di Medusa ad Atena, che la collocò al centro della sua egida, e restituì ad Ermete gli oggetti presi dalle Ninfe Stige. Dopo aver posto il pescatore Ditti sul trono di Serifo, partì alla volta di Argo con la madre e la moglie ma il re Acrisio, avvertito del suo arrivo, fuggì a Larissa. Proprio in quei giorni si tenevano in quella città i giochi in onore del defunto padre del re Teutamide e Perseo fu invitato a prenderne parte. L'eroe lanciò il disco che, sospinto dalla volontà degli dèi, volò addosso ad Acrisio, che era lì come spettatore, e lo uccise. Così si compì la volontà del fato, ma Perseo addolorato per la perdita del nonno si rifiutò di regnare ad Argo e scambiò il suo regno con quello di Tirinto governato da Megapente, succeduto a Preto. Perseo ebbe cinque figli da Andromeda tra cui Alceo e Elettrione, padri rispettivamente di Anfitrione e Alcmena, cioè i genitori di Eracle, l'eroe greco per antonomasia (3, pp. 240-242; 4, pp. 213-221).

Bibliografia:

(1). Cattabiani A., Planetario, Milano 2001.
(2). Ferreri W., Costellazioni e mito, Milano 2000.
(3). Grant M., Hazel J., Dizionario della mitologia classica, Milano 1990.
(4). Graves Robert, I miti greci. Dei ed eroi in Omero, volume I.
(5). Hunger H - Pingree D., MUL.APIN. An astronomical compendium in cuneiform, AfO 24, Horn 1989.
(6). Pettinato G., La scrittura celeste. La nascita dell'astrologia in Mesopotamia, Milano 1998.
(7). Potenza M. C. - Scalabrella S., La mitologia classica, Roma 1995.
(8). Ridpath I., Mitologia delle costellazioni, Padova 1994.
(9). Scarpi P., Manuale di storia delle religioni, Roma - Bari 1998.
(10). Vanin G., I nomi delle stelle, Milano 2004. 


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