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L'argomento che affrontiamo in
questa conversazione è diventato attualissimo dopo che la International
Astronomical Union (IAU), durante la sua XXVI Assemblea tenutasi a Praga nello
scorso mese di agosto, ha cancellato Plutone dall'elenco dei pianeti storici
collocandolo in una nuova categoria detta Dwarf Planet (Nanopianeti). Il mio intervento non vuole essere un'esposizione di planetologia comparata
relativa all'aspetto fisico dei pianeti fino ad oggi studiati ed esplorati anche
con tecniche sofisticatissime, bensì un discorso sull'architettura o struttura
dell'intero Sistema Solare quale oggi si configura a seguito della scoperta di
nuovi corpi celesti e della decisione dell'IAU.
Mettere ordine nel Sistema Solare era un'esigenza da più parti sentita, tanto che alcune istituzioni importanti come il Rose Center for Earth and Space, per proprio conto, avevano già deciso di eliminare Plutone dalla categoria dei pianeti storici. L'immagine che vedete a destra è tratta da un testo di astronomia classica pubblicato dalla De Agostini e come potete vedere trascura Plutone. Vedremo nel prosieguo quali sono gli elementi che hanno portato l'IAU ad una decisione così importante e piena di conseguenze. Prima però facciamo un breve exursus storico sul Sistema Solare.
Il termine "Pianeta" risale alla Grecia antica e significa "errante", "vagante". Veniva dato questo nome a quegli astri che avevano movimenti propri rispetto alle stelle. In tale epoca i corpi erranti, o vagabondi del cielo, erano: Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, che noi oggi continuiamo a chiamare pianeti, più il Sole e la Luna che, pur rimanendo corpi erranti, sappiamo non essere pianeti nel senso che noi oggi diamo a questo termine. Questi sette corpi celesti secondo le antiche teorie cosmologiche geocentriche ruotavano attorno alla Terra ritenuta immobile al centro del sistema che si chiamava perciò più propriamente Sistema Planetario. Per i filosofi greci ognuno di questi corpi era trasportato da una sfera detta cielo. Per ciò che riguarda la collocazione in ordine di distanza i pianeti erano distribuiti nel seguente modo: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno. Vi era poi un'ottava sfera che trasportava le stelle fisse, cioè quegli astri puntiformi che non avevano movimenti l'uno rispetto agli altri. Questa era la configurazione del sistema dei pianeti secondo la teoria aristotelica e delle susseguenti varianti di cui noi qui non possiamo occuparci. Naturalmente tale sistema faceva riferimento ai corpi celesti visibili ad occhio nudo.
Il primo che tentò di misurare la distanza a cui sono situati la Luna e il Sole fu Aristarco di Samo (prima metà del III secolo a.C.). Per la Luna egli utilizzò la misura dell'ombra della Terra durante l'eclissi di Luna e trovò un valore di circa 60 raggi terrestri. Utilizzando la distanza Terra-Luna così determinata e l'angolo tra la Luna e il Sole nell'istante del Primo Quarto, egli trovò per il Sole una distanza di 1200 raggi terrestri, cioè circa 19 volte inferiore a quella vera che, come sappiamo, è di 150 milioni di km. Tale valore, così fortemente errato, corrispondente ad una parallasse di tre primi circa, venne considerato attendibile fino alla seconda metà del XVII secolo.
Per circa duemila anni, cioè fino a Copernico, Keplero, Galileo e Newton lo sforzo degli astronomi fu quasi totalmente dedicato allo studio del Sistema Planetario, che veniva chiamato anche Sistema del Mondo. La scuola di Alessandria con Aristarco, Ipparco, Eratostene e Claudio Tolomeo ebbe un ruolo importantissimo. Fu quest'ultimo, vissuto ad Alessandria tra il 100 e il 170 d.C. che riportò nella sua grande sintassi matematica, conosciuta anche col nome di Almagesto, le idee che circolavano nella Grecia antica sul Sistema dei Pianeti. Con il suo sistema del mondo, che porterà il nome di Sistema Tolemaico, egli riuscì a dare spiegazione e a rappresentare con esattezza i movimenti dei sette corpi erranti allora conosciuti. Le distanze e le dimensioni dell'intero sistema erano molto approssimate e di gran lunga inferiori a quelle reali. Quel movimento apparente dei pianeti che ci sembra ora avanzare ora retrocedere rispetto alle stelle fisse venne spiegato da Tolomeo con una combinazione di vari moti circolari. Si può dire che con Claudio Tolomeo si conclude il periodo dell'astronomia greca. Egli riassume nell'Almagesto tutte le conoscenze del suo tempo e quelle del passato.
Nel periodo medievale non si verificarono novità di rilievo e non venne fatta alcuna scoperta astronomica di una qualche importanza. Agli arabi si può attribuire il merito di avere perfezionato i metodi di osservazione e di calcolo e di aver tradotto dal greco le opere più importanti compreso l'Almagesto che, insieme al pensiero di Aristotele, resta il punto di riferimento per tutto il Medio Evo.
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