home page - novità - mappa - link AMA - Associazione Marchigiana Astrofili - Ancona

l'astronomia attraverso i Miti Greci

Conferenza di Mario Veltri (20 ottobre 2006)
nell'ambito del corso di astronomia UNITRE (A.A. 2006/07)

Il cielo ha attratto l'uomo fin dagli albori della civiltà.

Per avviare il discorso su questo argomento partiamo da una domanda: Cosa significa guardare il cielo? Per rispondere a questa domanda si potrebbero prendere in considerazione i seguenti significati di cielo: Religioso, Filosofico, Poetico, Astronomico, Meteorologico.
Ciò non risulta però possibile in questa sede per ragioni di spazio e per l'esigenza di rimanere aderenti al tema che ci siamo proposti, che, già di per se stesso, è abbastanza ampio. Tuttavia cerchiamo di sintetizzare alcuni di questi aspetti utilizzando anche qualche citazione. Prescindiamo dal significato religioso, che richiederebbe di parlare dell'Empireo, punto culminante della volta celeste in cui risiede Dio e i beati. Il filosofo Immanuel Kant diceva: "Due cose riempiono la mente di sempre maggiore ammirazione e stupore quanto più di frequente e più profondamente si riflette su di esse: il cielo stellato al di sopra e la legge morale dentro di noi.". Kant afferma, in poche parole, che l'aspetto interiore dell'uomo si collega con gli interminati spazi ed i sovrumani silenzi, come dice anche Leopardi nella sua più nota poesia, L'infinito. Guardare il cielo stellato aiuta perciò a conoscere meglio noi stessi.

Parlando di volta celeste occorre distinguere tra la volta aerea, circoscritta dall'orizzonte, che sembra avvolgere la Terra e si presenta come una cupola, che sovrasta un luogo o una regione determinata, e la sfera celeste, che avvolge tutta la Terra, anche sotto l'orizzonte fino a comprendere l'antipodo dell'osservatore. La sfera astronomica è una traduzione visibile dell'universo.

Nelle Metamorfosi Ovidio dice: Mentre gli altri esseri animati guardano proni la terra, l'artefice della natura volle dare all'uomo una figura eretta e volle che guardasse il cielo e drizzasse i suoi occhi alle stelle. Ovidio attribuisce quindi all'opifex rerum l'intenzionalità nel dare all'uomo la facoltà di poter leggere le pagine del libro dell'universo e scoprirne i segreti che esso nasconde. L'uomo è l'unico essere vivente che può fare ciò. Questa facoltà egli l'ha utilizzata in vari modi nel tempo. Qui vogliamo esaminare, sia pure brevemente, il rapporto tra le popolazioni primitive, a cui è collegata la nostra civiltà, e la volta celeste. Cerchiamo di cogliere i successivi passaggi, dalle osservazioni ingenue, immaginifiche e poetiche al logos, inteso come capacità propria dell'uomo di svolgere attività raziocinante.

Prendiamo in esame due aspetti: 
1. gli usi pratici che gli antichi popoli facevano dell'osservazione degli astri;
2. le narrazioni mitologiche del popolo greco proiettate sulla volta celeste.

L'osservazione degli astri forniva la spiegazione di alcuni fenomeni naturali connessi con la vita stessa dell'uomo. Tale spiegazione riguardava i seguenti fenomeni ciclici: l'alternarsi del giorno e della notte, l'alternarsi delle stagioni, l'alternarsi delle lunazioni. Dalla comprensione di questi fenomeni derivava la costruzione del calendario per tenere conto dello scorrere del tempo e soddisfare l'esigenza di programmare attività pratiche quali l'agricoltura, la pastorizia, la navigazione. Accanto a questi aspetti pratici, da cui l'uomo traeva vantaggi, l'osservazione del cielo e della natura suscitava anche timori e paure a causa del verificarsi di quei grandi fenomeni che sfuggivano alla comprensione e al controllo: eclissi di sole e di luna comete terremoti eruzioni vulcaniche Tra gli aspetti utilitaristici dell'osservazione del cielo rientravano anche i rapporti diretti e quindi l'influenza degli astri sulla vita dell'uomo e dei popoli, che in senso generale s'identifica con l'astrologia, la quale ha avuto grande fortuna nell'antichità (Sumeri, Babilonesi, Assiri, Cretesi, Egizi, Indiani, Maya, Aztechi, Incas), anche sotto forma di astrolatria (culto dei corpi e dei fenomeni celesti).

Oggi l'astrologia sopravvive con una certa fortuna nell'oroscopo, anche se priva di qualsiasi fondamento scientifico. Va tenuto però presente che agli inizi l'astrologia era tutt'uno con l'astronomia. Nell'Introduzione al testo di Manilio (Il poema degli astri, Mondatori 1996), Riccardo Scarcia dice: Classicamente i termini Astronomia - Astrologia sono interscambiabili e indicano tanto le speculazioni siderali e la definizione dei caratteri e dei comportamenti delle stelle, quanto la messa a frutto della scienza per fini utilitaristici. A proposito dell'utilità dell'Astronomia, Leopardi diceva: L'ammirazione congiunta alla necessità cagionò i progressi dell'astronomia. Utilità e diletto sono le cause principali che muovono l'uomo ad operare. (Storia dell'Astronomia, cap. V)

Le conoscenze astronomiche dei Greci antichi si limitavano ai corpi celesti e alle stelle visibili ad occhio nudo. In ordine di distanza dalla Terra, che era considerata immobile e al centro dell'universo, i corpi conosciuti erano: Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno. Essi venivano trasportati nel loro moto diurno attorno alla Terra da sfere concentriche, chiamate anche cieli. La più interna portava la Luna e la più esterna era la sfera delle stelle fisse. Questi corpi celesti richiamarono su di sé l'attenzione degli antichi, perché si muovevano fra le stelle, il che valse loro il nome di planetai, parola greca che significa erranti, vagabondi. Oggi, i cinque pianeti noti agli antichi greci, sono passati a nove (compresa la Terra), ma quelli osservabili ad occhio nudo sono sempre gli stessi e tutti parlano il mitico linguaggio delle origini. I loro nomi ricordano tutto ciò che avvenne prima della storia e prima della scienza.

I nomi degli dei rimangono tuttora associati ai pianeti e ai giorni della settimana. Infatti in Francia, Spagna, Italia i nomi dei giorni della settimana derivano, con piccole varianti, dai nomi latini Lunae dies, Martis dies, Mercuri dies, Jovis dies, Veneris dies, Solis dies e dies Domenica (introdotto quest'ultimo da Costantino con il Cristianesimo). Non si sa se siano stati i miti a dare i nomi ai pianeti o il comportamento osservato di questi a dare origine alle leggende sugli dei. Gli astronomi continuano a ricorrere alla mitologia greca per dare il nome ai nuovi corpi celesti che man mano si vengono scoprendo, come i nuovi pianeti ed i satelliti ad essi collegati.

Noi oggi sappiamo che le sfere che muovono i pianeti non esistono. Per convenzione fingiamo che esista una sola sfera, che chiamiamo, come abbiamo già detto, sfera celeste o astronomica e su di essa proiettiamo tutti i corpi celesti con i propri movimenti, a prescindere dalla distanza. Su questa sfera, che può essere posta ad una distanza convenzionale qualsiasi, le stelle hanno un'importante particolarità: restano sempre nella stessa posizione l'una rispetto all'altra. da ciò l'appellativo di dette stelle fisse. Esse appaiono come punti luminosi, fissati sopra un'immensa sfera ruotante di moto uniforme attorno a noi, che ci consideriamo, ancora oggi, al centro di tale sfera. Sappiamo oggi che tale movimento è apparente e che quello vero è posseduto dalla Terra, che ruota intorno al proprio asse.

 

   

La volta celeste
pagina 2 >

> astronomia di base
> approfondimenti di astronomia
> ritorna alla home page